Medio Oriente: Zuppi, 'guai a chi semina morte e pronuncia parole d'odio'

(ANSA) - MARZABOTTO (BOLOGNA), 12 AGO - "Guai a chi semina morte! Guai a chi pronuncia parole di disprezzo dell'altro, di odio, di violenza e prevaricazione, che arrivano a calpestare il diritto o lasciano impunita la violenza, de facto legittimandola". Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell'omelia pronunciata alla veglia di preghiera per la pace e la giustizia in Terra Santa, che ha guidato ai ruderi della chiesa di Santa Maria Assunta a Casaglia, nel Parco storico regionale di Monte Sole. La celebrazione è stata promossa dalla Chiesa di Bologna insieme alla Piccola Famiglia dell'Annunziata per chiedere la fine delle violenze in corso. Zuppi ha messo in guardia dalla "terribile logica del vortice della violenza" e anche dalla 'sordità' alla "voce del sangue", che sia di Abele o Caino. "Quando si perde la proporzione nell'uso della difesa si generano nemici", ha osservato, fino a "disprezzare gli strumenti indispensabili per costruire il futuro di pace e giustizia, come la diplomazia e il diritto". Per il presidente della Cei, "i credenti, i figli di Abramo, devono essere uniti nel condannare la violenza, qualsiasi essa sia", liberandosi "da ideologie e visioni che non hanno niente a che fare con la fede". Devono, ha aggiunto, "cercare la via dell'unità e della riconciliazione", garantendo i diritti dei due popoli. "Questa sera abbiamo ascoltato voci di tanta sofferenza - ha aggiunto -. Le ricordiamo tutte, ad iniziare da quelle disperate del 7 ottobre e tutte quelle che da quel giorno sono salite al cielo. L'unica risposta è la pace, contro tutte le violenze che tolgono all'altro il diritto a esistere". "Non siano deluse le scintille di speranza per le legittime aspirazioni del popolo israeliano e del popolo palestinese", ha proseguito Zuppi. "Non c'è pace duratura senza giustizia, ma non c'è vera giustizia se l'altro non è riconosciuto come persona, non come strumento o ostacolo". "Uccidere, anche con le parole, è bestemmiare Dio", ha concluso il presidente della Cei, invitando a essere "operatori di pace". (ANSA).
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