Mario Venezia: "Fotografie, lettere, certificati e diari diventano patrimonio collettivo"

(ANSA) - ROMA, 23 GEN - L'ultima lettera del papà di Nando Tagliacozzo, in cui l'uomo chiede aiuto prima di essere deportato. La foto di un bambino di 7 anni con i suoi fratelli, che ritrae Emanuele Di Porto, rifugiatosi su un tram nei giorni dopo il rastrellamento del ghetto. Una bimba di due anni sorridente e paffuta, Emma Di Veroli, che pochi mesi dopo lo scatto verrà uccisa a Birkenau. Sono alcuni dei documenti, finora conservati nelle case di privati cittadini e ora messi a disposizione dell'Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah. A descriverli sono stati i donatori stessi, durante l'evento 'L'archivio racconta: Campagna di raccolta documenti', realizzato con il sostegno di Roma Capitale e tenutosi oggi in Campidoglio, alla presenza di oltre trecento studenti. Fotografie, lettere, certificati, diari: una parte fondamentale della storia della persecuzione antiebraica è ancora custodita nelle case degli italiani. Da questa consapevolezza nasce la campagna 'Dalle case alla Storia', che invita a donare i documenti di famiglia. "Ci ha colpito - spiega Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah - la generosità di sopravvissuti o scampati ad Auschwitz, o loro stretti parenti, che scelgono di separarsi da pezzi della propria storia personale. Questo materiale, grazie al lavoro rigoroso dei nostri archivisti, sarà tutelato, studiato e restituito alla collettività. Donare non significa rinunciare alla propria memoria - aggiunge - ma trasformarla in una responsabilità condivisa". La campagna si inserisce in una rete di collaborazioni scientifiche con istituzioni e centri di ricerca. "Tra i progetti attivi - precisa Marco Caviglia, responsabile dell'Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah - la collaborazione con La Sapienza di Roma nell'ambito del progetto Sapienza '38, dedicato all'espulsione di studenti e docenti dalle scuole e dalle università". (ANSA).
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