Legale Lavitola: "Ha ammesso di essere il mandante dell'attentato a Ranucci"
Nel corso dell'interrogatorio di garanzia di oggi, durato oltre cinque ore nel carcere di Rebibbia, Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci. Al termine, il suo avvocato Sergio Cola ha spiegato che, secondo la ricostruzione del suo assistito, l'obiettivo non era favorire una candidatura politica del giornalista, ma aumentarne la scorta, ritenuta insufficiente rispetto ai rischi che correva. Lavitola ha compiuto l'attentato "non per un movente politico anche se di fatto l'attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità", ha affermato il legale Sergio Cola. Il penalista ha aggiunto che "Ranucci aveva all'epoca una protezione composta solamente da due uomini. Siccome gli attentatori - secondo il modo di vedere di Lavitola erano pericolosissimi - lui l'ha fatto perché poi in effetti dopo la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo".
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