Internati nei lager nazisti, a Trieste definitivi i primi risarcimenti

(ANSA) - TRIESTE, 06 LUG - Sono diventate definitive le prime sentenze emesse dal Tribunale di Trieste che hanno riconosciuto un risarcimento agli eredi di cittadini italiani deportati nei lager nazisti. Lo riportano Il Piccolo e il Messaggero Veneto. Le azioni legali erano state avviate in seguito all'istituzione nel 2022, al ministero dell'Economia e delle Finanze, del fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime dei crimini di guerra e contro l'umanità compiuti dal Terzo Reich. La maggior parte delle domande giudiziali riguarda internati militari. Uno dei casi a fare da apripista è quello di Alfonso Cavedale, nato a Bicinicco (Udine) il 23 febbraio 1915 e morto il 4 aprile 1945. Il Tribunale di Trieste ha riconosciuto la responsabilità della Repubblica Federale di Germania, quale Stato successore del Terzo Reich, per la deportazione, il lavoro forzato e la morte di Cavedale nel campo di concentramento di Flossenbürg. I fatti sono stati qualificati come crimini di guerra e contro l'umanità. L'azione giudiziaria è stata promossa dai nipoti, eredi dei fratelli di Alfonso. Il Tribunale ha affermato la giurisdizione del giudice italiano, escludendo l'immunità dello Stato tedesco per i crimini contro l'umanità, e ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva dello Stato italiano, ritenendo che il fondo istituito nel 2022 riguardi esclusivamente la fase esecutiva dei risarcimenti e non trasferisca allo Stato la responsabilità degli illeciti. Dovranno ricevere 85.887 euro, oltre agli interessi. La sentenza è divenuta irrevocabile non essendo stata impugnata dalle parti. Un altro caso - ricostruiscono i quotidiani del Gruppo Nem - riguarda un triestino internato dal 1943 al 1945 nello Stammlager di Bad Orb in Assia, costretto ai lavori forzati in una fabbrica che produceva armamenti. Nonostante le condizioni disumane riuscì a sopravvivere. Dopo il rimpatrio, per tutta la vita, soffrì di una grave forma di stress post traumatico. Diventa definitiva la sentenza che ha riconosciuto il risarcimento al figlio di 67.965 euro. (ANSA).
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