Il patron di Mango voleva lasciare eredità a fondazione per persone svantaggiate

Il figlio Jonathan Andic avrebbe avuto ruolo "attivo e premeditato" nella sua morte

(ANSA) - MADRID, 20 MAG - Un'impronta sul terreno ritenuta incompatibile con uno scivolone accidentale, lesioni giudicate anomale dall'autopsia e contraddizioni nelle dichiarazioni del figlio. E' su questi elementi che si fonda l'ordinanza della giudice istruttrice del tribunale di Martorell, che ha portato ieri all'arresto di Jonathan Andic per la morte del padre Isak Andic, 71 anni, il fondatore del noto gruppo di fast fashion Mango, avvenuta il 14 dicembre 2024, durante un'escursione sul massiccio di Montserrat, a un'ora da Barcellona. Un presunto omicidio inizialmente archiviato come un incidente. Il manager di 45 anni, attuale vicepresidente del gruppo, arrestato ieri con l'accusa di omicidio, ed è tornato in libertà provvisoria, dopo aver pagato una cauzione di un milione di euro. Nell'ordinanza di arresto, ripresa dai media iberici, la magistrata parla di "premeditazione e preparazione della morte", atttribuendo a Jonathan Andic una partecipazione "attiva". Avrebbe visitato tre volte il luogo in cui si produsse la caduta del padre nei giorni precedenti alla sua morte. Centrale, nell'inchiesta, è un'impronta individuata nel punto in cui Isak Andic sarebbe precipitato. Gli specialisti dell'unità di montagna della polizia catalana hanno ricostruito per quattro volte quella traccia, concludendo che era "forzata": sarebbe stata creata per simulare uno scivolamento accidentale. Anche l'autopsia avrebbe escluso l'incidente, in quanto le lesioni riportate dal patron di Mango, precipitato in un dirupo di circa 150 metri, sarebbero "incompatibili con una semplice caduta". La giudice segnala inoltre il "possibile movente economico", collegato con l'intenzione di creare "una fondazione per aiutare persone svantaggiate" manifestata da Isak Andic a metà 2024. Jonathan Andic "era a conoscenza del fatto che suo padre volesse cambiare il testamento", per cui - secondo la ricostruzione della magistrata - cambiò attitudine, proponendogli una "riconciliazione", durante un'escursione a Montserrat. Una passeggiata di quelle amate dal creatore di Mango, appassionato di montagna, che però quel 14 dicembre gli fu fatale. (ANSA).

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