Gip, violenza per attirare l'attenzione su Gaza non è diritto critica

(v. "Violenze ai cortei Pro Palestina, 18 misure...delle 09.36) (ANSA) - TORINO, 19 FEB - Non c'entrano con il "diritto di critica" le violenze commesse "con il fine dichiarato di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su un problema di rilevante allarme sociale, quale la guerra in Palestina o altri eventi di rilevanza pubblica percepiti dai manifestanti come ingiusti". Anche perché così facendo si finisce per assumere atteggiamenti "tipici di quei contesti" che si vogliono denunciare. Così il gip Valentina Rattazzo, del tribunale di Torino, risponde a una delle obiezioni sollevate dalla difesa nel procedimento penale che oggi ha portato a 18 misure cautelari e restrittive per giovani Pro Pal. Un passaggio dell'ordinanza è dedicato al diritto di prendere parte a manifestazioni di protesta "che in uno stato democratico non può e non potrà mai essere reciso". La gip Rattazzo concorda sulla "necessità di individuare il contesto sociale e culturale in cui sono maturate le scelte degli indagati onde comprendere la ragione delle loro azioni", ma sottolinea che il suo compito, in questa fase del processo, è "riscontrare gli atti di rilevanza penale". "Non vi è chi non veda - scrive - come perpetrare violenze fisiche o psichiche alle persone, si badi bene non solo appartenenti alle forze dell'ordine ma anche a cittadini qualunque, quali gli addetti alla sicurezza o i receptionist di 'La Stampa', o danneggiare oggetti di proprietà pubblica e privata, sia unicamente sintomo di una estrinsecazione violenta di un pensiero che richiede per imporsi di uno strumento intimidatorio e aggressivo, tipico esattamente di quei contesti che vengono dai medesimi manifestanti stigmatizzati". (ANSA).
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