Fondazione Agnelli, per l'istruzione il Pnrr accelera ma non colma i ritardi

(ANSA) - TORINO, 23 GIU - Negli ultimi mesi il Pnrr per l'Istruzione ha fatto registrare un'accelerazione, ma resta un forte ritardo che appare difficile da recuperare, avvicinandosi la scadenza del Piano. Lo sottolinea uno studio della Fondazione Agnelli, sulla base dei dati resi noti dal governo sulla piattaforma Italia Domani. La percentuale di spesa messa a segno per i servizi per infanzia, scuola e università è salita al 45,6%, con una crescita di 9 punti percentuali rispetto all'aggiornamento dell'ottobre scorso. L'accelerazione più significativa riguarda l'edilizia scolastica, arrivata al 52%. "Ci sono stati indubbiamente progressi - commenta Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli - e altri se ne possono attendere per gli ultimi 4 mesi del Piano. Sappiamo inoltre che ci sono ritardi nella rendicontazione della spesa di progetti per interventi già conclusi. Molti però non potranno essere portati a termine nei tempi concordati. Penso per esempio ai posti negli asili nido, che già erano stati fortemente ridimensionati in una revisione del Piano chiesta dal governo italiano". Il Piano riguardante l'infanzia era in origine il più importante con risorse per 4,6 miliardi scese poi a poco meno di 3,8, mentre i nuovi posti da creare sono passati da 264mila a 150.480. Al 26 febbraio 2026 risultano 3.849 progetti approvati in tutta Italia che, se portati a termine, permetterebbero di creare 186mila nuovi posti. A quattro mesi dalla fine del Piano tuttavia, sottolinea la Fondazione Agnelli, "il 62% delle risorse Pnrr assegnate all'istruzione riguarda progetti ancora in fase di affidamento ed esecuzione" ed "è in questa fase intermedia dell'iter, molto articolata ed estesa nel tempo, che si annidano rischi di ritardo". E mentre le Regioni del Centro-Nord sono andate negli ultimi mesi a passo spedito - Veneto (+39), Emilia-Romagna (+32) e Piemonte (+29) - quelle del Sud, con l'eccezione della Sardegna, sono in ritardo. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia si collocano fra il 21% e 28%. Il Lazio si ferma addirittura al 17%. (ANSA).
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