'Estorsioni con metodo mafioso nei subappalti' in Toscana, 11 arresti

Inchiesta Dda Firenze e Cc Siena: 'Alcuni indagati collegati a clan camorristico Moccia'

(ANSA) - FIRENZE, 12 APR - Un'inchiesta della Dda di Firenze per presunte intimidazioni finalizzate a rinegoziare i costi di lavori ottenuti da un'impresa edile in subappalto ha portato all'arresto, in esecuzione di misure cautelari, di 11 persone, tutte campane: 7 sono finite in carcere, 4 ai domiciliari. Gli indagati, spiega la procura, sono "gravemente indiziati, a vario titolo", di estorsione e tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso, di minaccia a pubblico ufficiale e tentata violenza privata. L'inchiesta, 'Operazione Contractus', avviata ad aprile 2025 dai carabinieri di Siena con i contributi di Nil e Guardia di finanza di Siena, avrebbe svelato "un sistematico e violento tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico della regione Toscana". Gli arresti sono stati eseguiti dai militari senesi con il supporto dei colleghi delle province di Napoli, Caserta, Prato, Firenze e Udine. Effettuate perquisizioni domiciliari e nella sede legale dell'impresa edile P.R. Appalti. Si tratta di una srl, spiegano gli inquirenti, "con sede formale in Campania ma attiva nei subappalti pubblici e privati in vari cantieri del Centro Italia, inclusi lavori finanziati con fondi Pnrr" che gli indagati avrebbero usato "come paravento legale per attuare un controllo gestionale di altre imprese mediante meccanismi intimidatori. Il sistema prevedeva l'imposizione unilaterale della rinegoziazione dei contratti". Con "minacce e violenze, i titolari delle ditte appaltanti venivano costretti a modificare gli accordi 'a corpo' o 'a misura' in contratti 'ad ore'" così da consentire "di gonfiare fittiziamente i costi, registrando la presenza di un numero sproporzionato di operai o ore di lavoro mai effettuate, precostituendo crediti ingiustificati". In caso di rifiuto a liquidare le somme non dovute, gli indagati avrebbero reclamato il pagamento con "atti intimidatori e minacce fino all'occupazione dei cantieri". La procura definisce "significativa" "la caratura criminale e, pertanto, la pericolosità" degli indagati: alcuni "sono risultati collegati allo storico clan camorristico Moccia di Afragola". Il principale indagato intercettato avrebbe richiamato "esplicitamente la potenza del vincolo associativo per piegare ogni resistenza": "'Se mi arrestano a me... stanno altri mille soldati che rispondono ai miei ordini'". (ANSA).

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso