Donzelli, 'in A Pied d'Oeuvre parlo di arte, lavoro e libertà'

(di Francesco Gallo) (ANSA) - LIDO DI VENEZIA, 29 AGO - In 'À pied d'œuvre' di Valerie Donzelli, film in concorso in questa 82/a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, c'è un po' di tutto: arte, lavoro, libertà e capitalismo digitale. Tratto dal bestseller autobiografico di Franck Courtès, il film ha per protagonista Bastien Bouillon (La notte del 12, Il Conte di Montecristo), un fotografo, anche di un certo successo, separato dalla moglie (Virginie Ledoyen) e con due figli grandi che vivono lontano, che a un certo punto abbandona tutto per dedicarsi alla sola scrittura. All'inizio se la cava, ma poi lentamente scopre la precarietà e la nuova povertà quando, ormai diventato una sorta di tuttofare, si iscrive a un sito di ricerca di lavoro in cui la concorrenza, su ogni prestazione richiesta, abbassa sempre più i prezzi e i clienti ti danno poi un voto su prestazione, capacità e simpatia. "À pied d'œuvre - dice la regista di questo film che sarà distribuito in Italia da Teodora - è il ritratto di un uomo che si lascia alle spalle una vita agiata per dedicarsi alla scrittura, scivolando infine nella precarietà. Questa scelta radicale e profondamente personale mi ha molto toccata. Volevo rimanere fedele all'onestà del suo percorso, alla sua semplicità e disciplina". E ancora la regista-attrice-sceneggiatrice: "Insieme a Gilles Marchand abbiamo scritto un personaggio onesto, gentile e determinato. Questo film si interroga soprattutto sul valore che diamo a una vita guidata da una passione silenziosa, poco spettacolare, ma inarrestabile: il bisogno di creare, qualunque cosa accada". Spiega invece Courtes, l'autore del libro biografico a cui è ispirato il film: "In Francia ci sono undici milioni di poveri, io certo mi sono impoverito perché volevo scrivere, ma la storia che io voglio far capire è quella degli algoritmi in cui non c'è sindacato che tenga e in cui c'è un sistema cinico che non permette alcuna solidarietà. Ci si ritrova isolati in base agli algoritmi, si accetta qualsiasi cosa si è tutti contro tutti". Frase cult del film quella che si legge appunto nel libro autobiografico di Franck Courtes e che è il suo decalogo dello scrittore: "Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna". (ANSA).
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