Crollo senza fine per il Labour di Starmer nei sondaggi, volano pacifisti Verdi

Sinistra radicale testa a testa con Farage. Su governo pesa guerra e manovra correttiva

(ANSA) - LONDRA, 03 MAR - Sprofondo senza fine per il Partito laburista britannico, sotto l'oscillante e impopolare leadership moderata di Keir Starmer. Fra scandali, affanni economici, divisioni interne e contraccolpi degli scenari bellici internazionali (guerra di Usa e Israele all'Iran in primis), la compagine di governo cala ancora, ai minimi storici degli ultimi decenni, in tuti e tre gli ultimi sondaggi pubblicati in questi giorni, dopo la disastrosa sconfitta subita la settimana scorsa nel voto suppletivo svoltosi in un collegio finora blindato dell'area metropolitana di Manchester. Secondo YouGov, il Labour scende al 16%, alla pari con i conservatori di Kemi Badenoch, perdendo un altro punto (meno 7) da Reform Uk, partito della destra trumpiana di Nigel Farage che resta primo pur frenando a sua volta al 23%. Il vero boom viene però attribuito - dopo il trionfo nella suppletiva - ai Verdi, in ascesa di 4 punti, fino a un 21% senza precedenti, sull'onda delle ricette economiche e sociali di sinistra radicale del loro leader, Zack Polanski, della condanna senza mezzi termini della guerra in Iran, di una linea di politica estera pacifista, anti-Nato, filo-palestinese e di denuncia del "genocidio nella Striscia di Gaza". Un po' diverso il quadro tracciato da altri due istituti: con Opinum che attribuisce al partito di Farage tuttora un 31% d'intenzioni di voto nazionali (facendo comunque scivolare di altri 5 punti, al 18%, quello di Starmer); e Find Out Now, che dà Reform al 26%, Verdi e Tory entrambi al 18 e fa precipitare i laburisti ad appena il 15%, addirittura quarti. Il tutto sullo sfondo del tradizionale aggiornamento di bilancio di primavera atteso in Parlamento dal governo, per bocca della cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves: senza previsione di ritocchi di tasse e tagli imposti in autunno e con una revisione delle stime sui deludenti indicatori macroeconomici recenti non ancora appesantiti dalle conseguenze imminenti - su energia e altro - dell'attacco all'Iran. (ANSA).

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