Consulenti di Croce Rossa, volontari non avrebbero potuto salvare Fakir

'Manovre adeguate e tempestive, sopravvivenza stimata all'1,5%'

(ANSA) - BOLOGNA, 04 NOV - La condotta dei volontari della Croce Rossa intervenuti per soccorrere Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio a Bologna dopo essere stato immobilizzato dalla polizia, è stata "adeguata in rapporto alle circostanze", sia per la tempestività sia per la qualità delle manovre rianimatorie, e sarebbe da escludere "qualsiasi correlazione causale e/o concausale fra la condotta dei volontari e il decesso". Sono le conclusioni del medico legale Benedetto Vergari e del cardiologo Giovanni Maria Puddu, consulenti dei soccorritori - difesi dall'avvocato Mario Simoni - contenute in una relazione aggiuntiva di 19 pagine rispetto alla consulenza già depositata dai tecnici nominati dalla Procura di Bologna. Secondo i due specialisti, la morte di Abderrahim Fakir sarebbe stata determinata da una "emorragia alveolare diffusa massiva da intossicazione acuta da cocaina", in presenza di una grave cardiopatia ischemica, un quadro clinico "che l'intervento di un equipaggio" di volontari del 118 "non poteva sicuramente arrestare". I consulenti sostengono che l'ambulanza abbia ricevuto un codice di bassa gravità, sia arrivata nei tempi previsti e abbia richiesto subito l'automedica. Contestano inoltre l'ipotesi di ritardi nella rianimazione, sottolineando che quando i volontari sono intervenuti Fakir aveva ancora polso e pressione misurabili, anche se molto bassi. Quanto alla mancata ossigenazione per circa quattro minuti, viene giudicata "priva di rilievo causale". La rimozione delle manette, precisano, era invece di competenza della polizia. Infine, Vergari e Puddu contestano la stima dei consulenti della Procura, secondo cui un intervento ideale avrebbe lasciato una probabilità di sopravvivenza del 15%: secondo i consulenti dei volontari, tale possibilità sarebbe stata realisticamente dell'1,5%. (ANSA).

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