Caro affitti a Cortina, il Comune sfratta i profughi ucraini

Al loro posto dipendenti pubblici, 'hanno bisogno di quegli alloggi'

(ANSA) - VENEZIA, 02 LUG - Il Comune di Cortina d'Ampezzo (Belluno) ha emesso un'ordinanza di sgombero nei confronti di una famiglia ucraina che occupa senza titolo da tre anni un alloggio comunale nell'ex convento dei frati francescani, originariamente messo a disposizione per l'accoglienza temporanea dei profughi di guerra. Lo scrive il Gazzettino. Al loro posto andranno alcuni dipendenti pubblici del municipio che oggi non riescono a trovare casa a Cortina. Il caso fotografa il paradosso abitativo di Cortina, reso ancora più marcato con le Olimpiadi: i canoni medi superano i 27 euro al metro quadro mensili e i proprietari privilegiano le locazioni stagionali, così chi lavora in paese non riesce a permettersi un affitto a prezzi di mercato e non ha i requisiti per accedere a una casa popolare. "Stiamo affrontando spese per l'affitto di case a San Vito di Cadore per i nostri dipendenti. Capiamo le esigenze di tutti, ma questa situazione non può continuare", ha dichiarato il sindaco Gianluca Lorenzi. La famiglia ucraina, composta da una coppia con due figli, ha nel frattempo convertito i permessi di soggiorno per protezione temporanea in permessi di lavoro, uscendo così dal sistema di accoglienza. L'ordinanza, pubblicata martedì, impone la riconsegna entro sette giorni, pena l'esecuzione forzata anche con l'ausilio della forza pubblica. "Gli operatori sociosanitari della casa di riposo hanno bisogno di quegli alloggi - afferma l'assessora a Sociale e patrimonio Monica De Mattia -. Ho incontrato marito e moglie più e più volte, dando disponibilità a interfacciarmi con l'albergatore per cui lavorano, così da capire se può reperire loro un'abitazione. Considerati i due figli, ho atteso che finisse prima un anno scolastico e poi anche il successivo, ma l'occupazione senza titolo continua. Per rispetto di quanti sono stati accolti e hanno osservato le regole, abbiamo deciso non a cuor leggero di procedere con l'ordinanza, sperando di non dover arrivare a chiamare la forza pubblica". (ANSA).

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