Cardinale Repole, 'Torino non diventi la città delle armi'

"Turbato dalle guerre come motore di rilancio dell'occupazione"

(ANSA) - TORINO, 29 APR - "Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?". Così il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, nel messaggio per la Festa del Lavoro nella memoria liturgica di san Giuseppe Artigiano. "Desidero condividervi - scrive - il mio turbamento al pensiero che le guerre seminano morte nel mondo eppure qui a Torino, a Susa e in Piemonte rappresentano un vantaggio economico per le aziende che producono forniture militari e si offrono come motore di rilancio dell'occupazione. Ci va bene così? Accettiamo - prosegue Repole - qualsiasi tipo di lavoro, purché sia lavoro? Lo domando a me prima che ad altri perché siamo corresponsabili, le nostre azioni e i nostri stili di vita sono intrecciati: la città siamo noi, tutti insieme. Sappiamo - continua - che decenni di crisi industriale hanno lasciato sacche di disoccupazione da risolvere. Nessuno può pretendere che i disoccupati rifiutino le occasioni di lavoro, perché sono l'anello più fragile della catena. Però dobbiamo fermarci e riflettere, se sia umano darci tanto da fare per attrarre e sviluppare fabbriche di armi. So che si preferisce parlare di industria della Difesa, ma è inutile girarci attorno: il mercato degli ordigni di morte sta fiorendo e sta distribuendo ricchi profitti agli azionisti solo perché le armi vengono usate in altre parti del mondo per uccidere e devastare. Credo che non possiamo cercare la vita con una mano e toglierla con l'altra, non possiamo disgiungere pace e lavoro. Vogliamo affidare alla guerra le speranze del nostro territorio?". (ANSA).

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso