Alluvione in Nepal, per climatologa Cnr rischio di nuovi eventi nell'area
(ANSA) - ROMA, 27 AGO - L'alluvione al confine tra Nepal e Tibet "è stata causata dal crollo parziale di un ghiacciaio, e il fenomeno potrebbe ripetersi se dovesse cederne anche la restante parte". Non ha dubbi la climatologa del Cnr Marina Baldi, sulla natura del disastro che ha colpito l'area e sui rischi tuttora persistenti per la popolazione sopravvissuta. "Lo scioglimento di una parte dei ghiacciai - spiega all'ANSA - è senz'altro stato causato dal riscaldamento globale. Le immagini scattate dai satelliti dell'Earth Observing System (Eos) della Nasa, prima e dopo l'evento, mostrano che è venuta a mancare una parte del ghiacciaio: non fanno però capire ancora il volume totale del ghiacciaio rimasto. Previsioni su quando ci potrebbe essere il nuovo crollo, e sulla sua intensità non possono perciò essere formulate". Baldi ricorda che fenomeni simili anche se dell'intensità minore erano stati registrati più volte nel Sud-Est dell'Asia e sulle Alpi Svizzere, dove "il sito di informazioni di geofisica del Paese ricorda che masse di ghiaccio erano venute giù con masse enormi di detriti". Baldi sostiene che il fenomeno che si è verificato tra Nepal e Tibet può essere classificato come alluvione, purchè se ne sottolineino i concomitanti eventi: si tratta della fusione del ghiaccio e della frana con il crollo dei detriti, mentre la scossa di terremoto determinata dal crollo del ghiacciaio è stata ininfluente nella formazione della gigantesca frana. (ANSA).
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