Zuluaga arriva a Treviso. E crolla

di Federico de Wolanski
Alto quasi un metro e novanta. Muscoloso. Testa rasata, spalle larghe. Ecco Julio Cesar Aguirre Zuluaga, il colombiano accusato dello stupro del 24 ottobre scorso in stazione . Erano le 21, ieri, quando ha sentito chiudersi alle sue spalle la porta del carcere di Santa Bona.
La sua fuga da Treviso è finita quando il volo dell’AirFrance ha toccato la pista di atterraggio dell’aeroporto di Milano Linate. Ai suoi fianchi gli agenti della gendarmeria francese, quelli che lo avevano scortato dall’uscita del carcere parigino fino all’area riservata dell’aeroporto lombardo. E’ lì che è avvenuto lo scambio del detenuto. Ed è lì che il 26enne colombiano e gli agenti della squadra Mobile di Treviso che gli avevano dato la caccia per giorni, si sono visti in faccia per la prima volta.
Maglia bianca, maglioncino in tono, jeans, scarpe da ginnastica, collana con Cristo al collo, il colombiano ha affrontato gli agenti a testa alta poi, quando ha capito che la sua destinazione era Treviso, e non il carcere di Milano, ha avuto il primo cedimento di rabbia. «Perchè?» ha domandato più volte. «Perchè subito a Treviso?». L’idea l’ha spaventato. In macchina, sotto quel lampeggiante che si faceva strada tra le altre auto sull’A4, ha chiesto ripetutamente di fumare. Ma nulla. Nessuna concessione. Nemmeno quella di evitare flash e telecamere dei giornalisti che lo aspettavano davanti alla questura di Treviso.
E’ arrivato in città poco prima delle 19. Sceso dall’auto ha incassato la testa nel petto e tirato dritto verso la porta della Questura, spalancata. Sui polsi un giubbino blu, attorno la stretta dei poliziotti e la voce del dirigente della squadra mobile Roberto Della Rocca che gli ripetava secco: «Su la testa, su quella testa». Ma lui nulla.
E’ varcata la soglia della Questura che ha ceduto al tremore ed al pianto. Un attimo, lo sbandamento di chi forse realizza si aver finito di scappare, la constatazione di essere tornato al punto di partenza, quello dal quale era fuggito seminudo tre mesi prima tentando di sfidare la caccia all’uomo degli agenti con una rocambolesca fuga finita a Parigi.
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