Zoluaga legionario per fuggire alla cattura

Il violentatore colombiano che aveva stuprato una ragazza in via Dandolo è stato fermato ieri alle 18 caserma della Legione straniera. E' stato tradito da una telefonata

TREVISO. Ad incastrare il colombiano ricercato perché accusato di essere l’uomo che lunedì scorso ha stuprato una studentessa di 21 anni è stata una telefonata, quella fatta da una cabina a pochi metri da Fort De Nogent, il forte della legione straniera alla periferia di Parigi. 

L'arruolamento e la fuga. Gli agenti della squadra mobile e i poliziotti del nucleo anticrimine francese l’hanno intercettata, tradotta, localizzata, ed improvvisamente strovando una pista sicura e facendo scattare il blitz. Dalla Questura di Treviso è partita la richiesta all’ufficiale di collegamento con le autorità di polizia francesi. E da loro la telefonata al comandante della caserma dei legionari. La triangolazione non è stata facile, ma per gli investigatori è stata subito l’unica vera pista da seguire prima di far scattare i controlli nel quartiere. Ed era la pista giusta.

La fuga di Julio Cesar Aguirre Zoluaga è così finita alle 18 di giovedì . La «pista francese» anticipata nei giorni scorsi sulla scorta di alcune indiscrezioni si è rivelata corretta. Ad incastrarlo una durissima attività d'indagine, che ha passato al setaccio tutte le possibili rotte della sua fuga, ma soprattutto la fitta rete di contatti telefonici intessuta in questi giorni dal fuggiasco.

Dieci giorni latitante. Julio Cesar Aguirre Zoluaga è partito dalla stazione di Treviso alle 7.10 circa di lunedì scorso, seminudo, probabilmente sotto l’effetto di droga o postumi alcolici. Nelle vene forse l’adrenalina del colpevole. Le telecamere dei vigili urbani lo riprendono prima dell’aggressione mentre tenta di avvicinare alcune persone, poi mentre fugge con i pantaloni tra le braccia a piedi nudi e senza mutante. Poi più nulla. L’ultimo contatto ufficiale otto ore dopo lo stupro, quando si presenta alla stazione dei carabinieri di Noventa di Piave per denunciare lo smarrimento del portafogli. Non è ancora ricercato. Quando esce da lì, sparisce. Oggi a fare la ricostruzione di questi dieci giorni di latitanza saranno gli agenti che l’hanno seguita passo passo: dal blitz tentato in Spagna (dove si sono inizialmente concentrate le ricerche del colombiano) al graduale spostarsi della lente d’ingrandimento oltre i Pirenei.

Venti cellulari. Ogni telefonata un numero diverso, ogni contatto un'identità telefonica distinta ottenuta chiedendo aiuto ad amici e conoscenti dai quali Aguirre avrebbe avuto schede e telefoni diversi. Negli ultimi cinque giorni, quando la rete delle ricerche ha iniziato a concentrarsi in Francia, gli agenti della questura sono riusciti a identificare ben 20 telefonate del colombiano, per tutte una diversa identità informatica. Il 26enne, per quanto braccato e nervoso, non sembra aver mai perso la lucidità necessaria a costruirsi la fuga. Ma non è riuscito a battere l'intuito e l'attività della polizia.

Ora tocca ai complici. Preso il ricercato numero uno, Zoluaga, ora le indagini si stringeranno come tenaglie sui complici, ovvero gli amici, i parenti, i conoscenti che in qualunque modo possono averne aiutato la fuga. In Italia e oltreconfine. La Questura è già a lavoro con la Procura. Tante le persone nel mirino degli inquirenti. E il questore di Treviso Carmine Damiano rincara: «perseguiremo i complici dello stupratore».

Estradizione. Arrestato e condotto negli uffici della Polizia criminale parigina, Zoluaga ora starà in carcere a Parigi fino a quando le autorità giudiziarie e burocratiche dei due paesi non concorderanno le procedure per la sua estradizione. Ci vorranno circa dieci giorni prima di vederlo in territorio italiano. A Treviso lo attendono gli interrogatori e i confronti con gli agenti che gli hanno dato la caccia. Ma soprattutto la rabbia della gente che già ieri gioiva per la sua cattura auspicando pene esemplari.

La gioia della vittima. Felicità, emozione, soddisfazione. Tra le prime persone a cui è stato comunicato l'esito di questi dieci giorni di indagine c'è stata lei, la 21enne vittima della violenza di quello che è stato ribattezzato il «mostro della stazione». La studentessa, ancora assistita dagli psicologi e con attorno il calore della famiglia, ha manifestato agli agenti tutta la sua contentezza. Dal fratello e dai genitori i complimenti alle autorità cui spetta ora il compito di dare a Zoluaga la giusta punizione.

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