Zaia: «Il velodromo di Spresiano deve essere terminato»

Spresiano. Il governatore furioso con la Pessina, che ha chiesto il concordato: «Non voglio vedere opere incompiute»
ZAGO AG.FOTOFILM . SPRESIANO . CANTIERE VELODROMO A LOVADINA
ZAGO AG.FOTOFILM . SPRESIANO . CANTIERE VELODROMO A LOVADINA

SPRESIANO. «Per la storia della nostra comunità, non possiamo permetterci un’incompiuta». Luca Zaia lancia un messaggio forte e chiaro. Il tema è il velodromo di Spresiano, tornato in primo piano per la richiesta di concordato preventivo in continuità depositata dalla Pessina Costruzioni, il colosso milanese che s’era aggiudicato il bando federale finalizzato alla realizzazione e gestione del primo velodromo italiano capace di ospitare Mondiali e Olimpiadi. Il governatore veneto era presente in settembre alla posa della prima pietra al pari di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport, sul cui tavolo è appena arrivata una missiva della Federazione che chiede esplicitamente come sbrogliare la matassa. Perché il cantiere - non è chiuso, benché si proceda a passo di lumaca - ha già accumulato sette mesi di ritardo e c’è il rischio concreto di andare alle calende greche.

Perché i tempi di consegna previsti dal contratto - 18 mesi, in tempo utile per consentire alle Nazionali azzurre di ultimare la preparazione per le Olimpiadi di Tokyo - sembrano ormai una chimera. Come reagire all'impasse? Secondo fonti federali, sarebbero tre le ipotesi sul piatto: la stessa Pessina, previo via libera al concordato, porta a compimento l’opera; un nuovo bando federale funzionale a reperire un nuovo soggetto che s’accolli la prosecuzione dei lavori; la Presidenza del Consiglio avoca a sé il progetto.

D’altronde, il finanziamento pubblico - 27 milioni di euro, risalente alla Finanziaria 2007 - è stato certificato da un accordo di programma sottoscritto nel 2016 fra la Federciclo e Palazzo Chigi. Motivo per cui toccherà alla Presidenza del Consiglio dirimere la questione. Nell’attesa, il presidente Zaia è giocoforza preoccupato: «Ho appreso la notizia dai giornali. Già il velodromo ha una storia frastagliata e tortuosa, già per arrivare a quel cantiere ci sono voluti tantissimi anni… Ora spero non diventi un’agonia. La storia di noi veneti non può accettare un’incompiuta. Non voglio cattedrali nel deserto».

Parole come pietre, che prendono la strada di Roma: «Serve un grande colpo di reni, anche da parte della Federazione. Si faccia bene e si faccia presto. Qui si vive a pane e ciclismo, quell’opera è doverosa. Mi auguro la partita si possa sbloccare velocemente».

In ballo c’è la costruzione di un velodromo da 6 mila posti, utilizzabile 150 giorni l’anno dalla Federazione. Ad oggi, in Italia esiste solo un altro velodromo coperto e a norma internazionale, benché non utilizzabile per i grandi eventi. Si tratta dell’impianto di Montichiari, che però da un anno è chiuso per le infiltrazioni dal tetto ed è attualmente soggetto a lavori di ristrutturazione, il cui termine è previsto per metà settembre.

Una buona notizia per la pista azzurra, che in parallelo sperava di contare presto sull’anello di Lovadina e invece sarà costretta a ingoiare l’ennesima vicissitudine burocratica. Pessina, società del settore edilizio fondata nel 1954, ha richiesto il concordato al Tribunale di Milano, a seguito della pesante sotto-produzione registrata nei cantieri negli ultimi mesi. Stando al Sole 24Ore, la situazione più delicata è legata allo stallo dell’ospedale della Spezia che avrebbe determinato una perdita di fatturato fra i 30 e i 40 milioni.
 

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