Zaccariotto, accordo diciotto operai a casa e l’azienda riparte

GAIARINE. I lavoratori della Zaccariotto ed il sindacato hanno vinto la corsa contro il tempo per evitare che la proprietà consegnasse i libri in tribunale, la prossima settimana. Ieri, infatti, è...

GAIARINE. I lavoratori della Zaccariotto ed il sindacato hanno vinto la corsa contro il tempo per evitare che la proprietà consegnasse i libri in tribunale, la prossima settimana. Ieri, infatti, è stato raggiunto il sospirato accordo per la cassa integrazione, grazie anche alla mediazione, da una parte, di Unindustria Treviso, e, dall’altra, dell’amministrazione comunale di Gaiarine. Un nuovo imprenditore, da fuori provincia (stretto riserbo, al momento, sulla sua identità), ha formalizzato la disponibilità ad affittare l’azienda e, stando alle indiscrezioni, già lunedì riattiverà le linee produttive. L’intesa prevede, però, un significativo sacrificio occupazionale. La nuova società, che si chiamerà “Cucine Zaccariotto srl”, darà lavoro soltanto a poco più di una trentina di lavoratori. Altri 18, quindi, dovranno restare a casa. Ieri mattina hanno accettato di sottoscrivere le loro dimissioni; saranno posti in cassa integrazione ed hanno ricevuto un incentivo di 3 mila euro. «Pochi? E’ vero», riconosce Loris Dottor, della segreteria Fillea Cgil, «ma in una situazione pre-fallimentare era il massimo che potevamo ottenere». Dottor conferma comunque la prospettiva di una possibile riassunzione almeno di una parte dei dimissionari, a mano a mano che la crisi lascerà il posto alla ripresa. La Zaccariotto si è trovata in difficoltà perché pizzicata dalla Guardia di Finanza in un’evasione milionaria e con la necessità, adesso, di pagare un’ammenda salatissima. L’accordo di ieri prevede il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per tutti i dipendenti. L’ammortizzatore sociale varrà, in ogni caso, per gli addetti che non verranno immessi subito nel circuito produttivo. Ma oltre ai 18 che hanno scelto di andarsene, pochi altri dovrebbero finire in cassa.

Francesco Dal Mas

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