Via alla marcia anti-suicidi: «Andiamo da Napolitano»

Oggi da Solighetto partono tre disoccupati, un cassaintegrato e due pensionati. Tappe da 23 chilometri fino a Roma per raccogliere firme
Di Andrea De Polo

PIEVE DI SOLIGO. Solighetto, ore 9: si parte. Inizia stamattina la lunga marcia anti suicidi di Rolando Fornasier, Roberto Sepulcri, Loris Trentin, Mauro Colombera, Graziano e Nelly Girardi. Due artigiani disoccupati, due pensionati, un geometra senza lavoro, un ferroviere in cassa integrazione. Sono di Pieve, Follina, Montebelluna e Vittorio Veneto: i sei, che la crisi la stanno subendo sulla loro pelle, arriveranno a piedi fino a Roma, dove consegneranno al Presidente della Repubblica le firme e le storie raccolte lungo il percorso. Dormiranno in tenda, parteciperanno a eventi di sensibilizzazione in vari Comuni italiani, aggiorneranno un blog con il loro tragitto: «Lo facciamo perché gli psicologi messi a disposizione dalle associazioni di categoria servono, ma più di tutto serve il confronto diretto con altre persone nella nostra stessa situazione» spiega Rolando, assieme a Roberto ideatore della marcia. Prima tappa: Solighetto-Villorba, 23 chilometri. Ne seguiranno altre 25, senza nessun giorno di sosta per riposare, una media di oltre venti chilometri a tappa. Arrivo previsto giovedì 13 giugno in piazza del Quirinale. Tante pacche sulle spalle, tanti «in bocca al lupo», ma casse vuote: nessuno sponsor importante si è fatto avanti. E l’impresa diventa ancora più complicata: «Abbiamo raccolto 320 euro, che ci serviranno per il gasolio del furgone che ci seguirà fino a Roma con i viveri e l’attrezzatura» racconta Rolando «qualcuno ci ha prestato le tende, o l’acqua. Abbiamo avvertito con una mail i sindaci di tutti i Comuni che incontreremo, e anche la Questura, la Prefettura e i carabinieri. Ad Adria, per esempio, il sindaco ci farà scortare dai vigili urbani lungo la Romea, e aprirà le porte del centro sociale per farci dormire al coperto». Se le previsioni sono azzeccate, già da oggi la loro impresa sarà tutto fuorché una passeggiata di salute: «Per fortuna siamo abbastanza allenati. Graziano e sua moglie Nelly, che ci seguirà col furgone, hanno fatto tre volte il Cammino di Santiago. Chi non ce la farà, potrà fermarsi. Ma noi a Roma ci arriveremo. Non è un semplice viaggio, è un grido d’allarme contro la crisi. Anche se riusciremo a salvare una sola vita, magari ascoltando qualcuno che ha bisogno di sfogarsi, non saremo partiti invano». I sei hanno chiesto esplicitamente di non avere politici al seguito: la loro sarà una marcia per chiedere lavoro, e non vogliono strumentalizzazioni.

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