Vescovo accusato di molestie Riabilitato, Cognata sarà beato

CASTELLO DI GODEGO
Sarà presto beato monsignor Giuseppe Cognata costretto all’esilio per un falso scandalo. All’ombra degli alti cedri dell'istituto salesiano di Castello di Godego trovò ristoro dopo l’infamante accusa. La notizia è fonte di inaspettata soddisfazione per quanti l'hanno conosciuto ma anche per Giuseppe Perrone, lo scrittore di Asolo che ne ricostruì la vita ristabilendo la verità.
Era il 1939 quando Cognata, vescovo salesiano di Bova in Calabria, venne accusato ingiustamente da un’oblata della sua congregazione di aver molestato tre suore. L’onta lo sommerse, la Chiesa lo mise in disparte destituendolo dalla dignità episcopale. Lui con grande fermezza di spirito decise di tacere e di eclissarsi. «Si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca». Cognata scelse queste parole di Isaia per dire addio alla carica. Tra gli amici che gli rimasero accanto ci fu il vescovo di Treviso, monsignor Antonio Mistrorigo che oltre a definirlo «un insuperabile oblato» offrì al presule cacciato la possibilità di ritirarsi a Castello di Godego, dove continuò a dire messa da prete semplice. «Mai pronunciò parole sui fatti che lo avevano interessato» raccontano le cronache dell’epoca. Un silenzio pesante come pietra, che l’ex monsignor Cognata si portò nella tomba, nonostante la suora accusatrice avesse poi ritrattato la falsa testimonianza e nel 1962 Giovanni XXIII decise di reintegrarlo nel collegio episcopale. Sono passati più di ottant’anni dal misfatto, il velo è stato finalmente squarciato: pochi giorni fa Papa Francesco ha dato via libera al processo di beatificazione e canonizzazione di monsignor Giuseppe Cognata. La Congregazione per le Cause dei Santi ha già iniziato a valutare le pratiche. «Resta doveroso il più vivo ringraziamento al Santo Padre per la convinzione e l’impegno di una scelta, tanto meditata quanto trasparente nella specificità della forma seguita, che reintegra nella loro pienezza i valori della verità e della giustizia» ha dichiarato don Angel Fernandez Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, alla stampa vaticana. Quella di monsignor Cognata è una storia di vocazione intensa, mai abbandonata, nonostante la degradante punizione inflitta dal Sant’Uffizio. Nella casa salesiana di Castello di Godego svolse un apprezzato ministero di confessore e guida spirituale, non tradì mai la missione che lo portava vicino alla gente e a credere fermamente nei giovani secondo i principi di don Bosco. «Si istituiscano oratori in ogni parrocchia, si cooperi per il loro sviluppo con sussidi finanziari e morali a bene delle gioventù. Ma non basta che ci sia la scuola: occorrono i maestri» amava ricordare. Nel nome del bene scelse sempre la strada più impervia, prima accanto ai poveri dell’Aspromonte, poi nella Marca dove decise di perdonare chi gli aveva fatto del male. La presenza di monsignor Cognata aleggia ancora nei luminosi corridoi dell’istituto di Castello di Godego. E ora il vento si porterà via per sempre l’indebita ombra che l’avvolse. —
Valentina Calzavara
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