Una canzone al donatore che gli ha salvato la vita

San Pietro, Luciano Casagrande supera l’emodialisi dopo il trapianto di rene Il cantante ha scritto un brano: «È per la persona che mi ha ridato il sorriso»
Di Andrea De Polo

SAN PIETRO DI FELETTO. Il ritorno alla vita suggellato da una canzone, dopo un calvario iniziato da bambino. L’emodialisi a Conegliano, il trapianto di rene a Padova, infine la musica: «Voglio dedicare una canzone al mio donatore di rene», ha pensato Luciano appena si è svegliato dall’intervento. E così è nata “10 novembre”, la data in cui il ventinovenne di San Pietro di Feletto, cantante dei “Magirus Band”, ha iniziato la sua nuova vita. Oggi ricorda che i problemi di insufficienza renale erano comparsi già bambino. Il peggioramento, inesorabile, aveva raggiunto il suo culmine ai 26 anni. Nel 2010 i medici gli dissero che l’unica salvezza era l’emodialisi. Un trattamento sfiancante, tre pomeriggi a settimana in ospedale, dove un rene artificiale elimina le scorie del sangue che i reni del malato non riescono a depurare.

«Non c’erano festività o vacanze», racconta Luciano, «se le quattro ore di dialisi cadevano a Natale, a Natale io ero in ospedale». Così per un anno e dieci mesi. Nel 2011, finalmente, la scoperta di un donatore compatibile. Il 10 novembre l’intervento a Padova. Dopo, non è andato tutto liscio. Le complicazioni post-trapianto e le crisi di rigetto hanno tenuto Luciano in ospedale per un altro mese e mezzo. Infine il ritorno a San Pietro, con tanto di mega striscione di bentornato cucito dagli amici e appeso sulla terrazza di casa.

Sul lettino dell’ospedale ha pensato tanto, e ha pensato soprattutto alla persona che gli ha salvato la vita. «Anche se non lo conosco, gli sarò sempre grato. Gli amici che mi sono stati vicini durante la malattia hanno raccolto il mio desiderio di dedicargli una canzone. Al testo ha pensato Marco Antiga, il chitarrista del nostro gruppo». Assieme a Denis Zanco e Guerrino De Faveri, gli altri componenti della band, Luciano è tornato a fare con regolarità ciò che gli piaceva di più: cantare. Hanno inciso anche un cd. Sono pronti a girare i locali della Marca come facevano una volta. «Anche quando ero in dialisi, e non ce la facevo più, qualche concerto sono riuscito a farlo lo stesso».

La battaglia di Luciano non è finita. Continua a entrare e uscire dall’ospedale di Padova per i controlli. Le terapie anti rigetto durano tutta la vita. E il rene trapiantato potrebbe perdere le sue funzioni nel corso degli anni. Luciano non è tipo da spaventarsi, e di sicuro con il suo coraggio da leone non ha intenzione di mollare: «Ora sono tornato a cantare. E tra poco riprenderò a fare autocross, come nel 2003. Magari ci andrò un po’ più cauto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso