Un parto da film nell’auto in corsa

L’avvocato Lisa De Zottis era diretta verso l’ospedale: «Giacomo ha avuto fretta»
AGOSTINI ODERZO LISA DE ZOTTIS PARTORISCE IN AUTO, IN FOTO CON IL MARITO GIUSEPPE FRANCHINI I FIGLI GIUGLIO E GIOVANNI E IL NUOVO ARRIVO GIULIO
AGOSTINI ODERZO LISA DE ZOTTIS PARTORISCE IN AUTO, IN FOTO CON IL MARITO GIUSEPPE FRANCHINI I FIGLI GIUGLIO E GIOVANNI E IL NUOVO ARRIVO GIULIO

Si è fatto attendere dieci giorni dopo la data presunta per il parto. Poi ha deciso di venire al mondo all'improvviso, non lasciando il tempo alla mamma nemmeno di arrivare in ospedale. Giacomo Franchini è nato giovedì, quando mancavano pochi minuti alle 3. Non in una sala parto, tra medici e infermieri, bensì sul sedile posteriore dell'auto con cui mamma Lisa De Zottis, avvocato civilista di 38 anni, stava raggiungendo da San Bartolomeo di Breda l'ospedale di Oderzo assieme al marito Giuseppe Franchini, 46 anni, imprenditore nel settore dell'abbigliamento per bambini. Mamma Lisa, forte dell'esperienza maturata con gli altri due figli, Giovanni di 8 anni e Giulio di 2 anni, ha fatto tutto da sola.

Ma non sono mancati i momenti di forte apprensione nelle concitate fasi del parto in macchina. E solo quando mamma Lisa ha detto al marito: «Vai pure piano, ho il bimbo in braccio e mi ha già fatto un sorriso», la tensione si è sciolta in una comprensibile emozione. Giacomo era atteso in casa Franchini per il 10 febbraio. Ma il lieto evento tardava, tanto che il ginecologo aveva deciso per il parto pilotato proprio nella giornata di giovedì, a Oderzo. Nella notte tra mercoledì e giovedì, a poche ore dall'ingresso in ospedale della tris-mamma, il piccolo Giacomo ha deciso che era proprio quella l'ora di venire al mondo. «Alle 2.20 mi sono svegliato perché sentivo mia moglie che ansimava a letto. Mi ha detto che aveva le contrazioni da mezzanotte», racconta Giuseppe Franchini, «ho deciso io: partiamo subito per l'ospedale».

Da San Bartolomeo di Breda a Oderzo sono 14 chilometri, meno di un quarto d'ora di strada. «Giunti a Ponte di Piave, Lisa gridava. 'Fermati, sento la testa', ha detto subito dopo il ponte», prosegue nel racconto il papà con un pizzico di emozione, «e poi ancora 'Sta morendo'. Io allora non ho capito più niente, non mi sono fermato ma ho accelerato, la Postumia era libera. Lisa ha fatto tutto da sola, io ho solo guidato senza mai guardare lo specchietto. L'adrenalina le ha fatto superare i dolori». Fino a quando il piccolo, tre chili e 400 grammi per 54 centimetri, ha fatto capolino e la mamma lo ha accolto tra le sue braccia e poi lo ha avvolto nel berretto del papà per tenerlo al caldo fino all'arrivo in ospedale. Qui i medici hanno accolto Lisa e Giacomo, entrambi in ottima forma nonostante un parto rocambolesco degno di un film, ovviamente a lieto fine. 

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