Turisti in Calmaggiore? No, sono ladri di gioielli

Possibile sospettare di una coppietta col viso pulito, un bimbo di due anni in braccio e la tipica «r» moscia alla francese? Difficile. Soprattutto se i tre entrano nel negozio alle cinque della sera con l’aria curiosa dei turisti a spasso in Calmaggiore, si mettono a chiacchierare amabilmente con la titolare incuranti delle videocamere di sorveglianza, e dopo aver ammirato alcuni gioielli ne scelgono uno, guardano i contanti nel portafogli e poi annunciano un po’ scocciati «scusi, qui non abbiamo abbastanza , facciamo un prelievo alla banca vicina e torniamo a prendere epagare».
La truffa perfetta. Degna di una delle trovate del mattatore di Risi, ma senza la finzione cinematografica. Vittima del trio (anche se sarebbe più giusto tener fuori dal’accaduto il bimbo-comparsa) è stata sabato la gioielleria Incecchi del Calmaggiore.
Tutto si è svolto poco prima delle 18, quando il via vai nella strada principale del centro storico contava centinaia di persone tra ragazzi, famiglie, anziani, turisti. Quando la porta della gioielleria si è aperta, la titolare si è trovata davanti la coppietta con il bimbo al seguito e lo sguardo curioso. «Buongiorno, poso aiutarvi?», loro, senza nascondere l’inflessione chiaramente d’Oltralpe, hanno iniziato a guardare alcuni gioielli, passando prima in rassegna alcuni anelli, poi concentrandosi sui bracciali. Tra loro l’atteggiamento sereno e amorevole della coppietta che valuta bene l’acquisto da fare, ma sembra intenzionata a fare shopping. Un regalo per l’anniversario?Un dono estemporaneo? Non è chiaro. Certo è solo quanto accaduto dopo una ventina di minuti che i tre erano entrati nel negozio.
Convinti (così parevano) d’acquistare un bracciale, dopo essersi informati sul prezzo e aver fatto la classica scena del «ma tu che ne dici?», hanno chiesto alla gioielliera di attenderli qualche istante. «Andiamo a fare un prelievo e torniamo». Hanno detto. Perchè non usare la carta sul posto? La titolare non si è posta il quesito. Nel peggiore dei casi sarebbe stata semplicemente una delle tante scuse usate da chi non è certo di voler comprare ma non vuol darlo a vedere. Dopo averli salutati, però, quando ha iniziato a riordinare i gioielli esposti agli stranieri, si è resa conto che tra gli anelli ne mancava uno. Quale? Quello in oro bianco, diamanti e smeraldi del valore di 2.500 euro. A quel punto: il panico. Immediata la telefonata alla polizia. Secondo dopo secondo, la donna realizzava l’accaduto e caspiva di essere stata distratta ad arte e derubata. Magari proprio quando si girava per prendere dal cassetto la merce da mostrare ai turisti. Magari quando lui o lei avevano curato il bimbo. Inutili le ricerche tra le vie del centro.
Federico de Wolanski
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