Raggira un’anziana per 9 mila euro, lei lo riconosce: truffatore arrestato

La donna, 87 anni, è stata raggirata con la tecnica del finto carabiniere. La polizia ha arrestato a Silea il presunto truffatore con i gioielli appena portati via. Negli ultimi mesi gli episodi si sono moltiplicati in tutta la provincia

Andrea Dossi
Controlli della polizia
Controlli della polizia

Una telefonata, una storia inventata e un falso collega in borghese pronto a passare a casa. È lo schema della truffa del finto carabiniere che venerdì scorso ha fatto un’altra vittima nella Marca. Questa volta, però, il raggiro è durato poco: la polizia ha arrestato a Silea il presunto truffatore con i gioielli appena portati via, per un valore di circa 9.000 euro.

La chiamata

Tutto è cominciato con una chiamata al telefono di casa di una donna di 87 anni. Dall’altra parte c’era un uomo che si è presentato come carabiniere. Le ha raccontato che qualcuno aveva commesso una rapina usando l’auto del marito e che bisognava controllare i gioielli e gli oggetti di valore presenti in casa, per essere sicuri che non c’entrassero nulla con il colpo. Così l’ha convinta a raccoglierli e a tenerli pronti per un “collega in borghese” che sarebbe passato di lì a poco a verificarli.

Nelle stesse ore agli agenti della squadra mobile della questura di Treviso, che stavano pattugliando il capoluogo e i comuni vicini proprio per prevenire truffe e furti, è arrivata la segnalazione di un uomo sospetto nella zona di Silea.

Due auto della polizia sono intervenute e gli agenti, dopo averlo osservato e seguito, lo hanno fermato e controllato. Addosso, nascosti, aveva diversi gioielli in oro: erano quelli che l’anziana aveva appena consegnato, convinta di parlare con un vero militare. L’anziana ha sporto denuncia e ha riconosciuto sia l’uomo sia i propri gioielli, che le sono stati restituiti. Il fermato, un 55enne di origini campane già noto alle forze dell’ordine per episodi simili, è stato arrestato per truffa pluriaggravata e portato nel carcere di Treviso, a disposizione del giudice. È stato inoltre denunciato perché aveva con sé una banconota falsa, sapendo che lo era.

I precedenti

Il caso di Silea non è isolato. Negli ultimi mesi gli episodi si sono moltiplicati in tutta la provincia, dal capoluogo ai comuni più piccoli, e il copione è quasi sempre lo stesso. Il più grave risale a dieci giorni fa a Cornuda. In via Matteotti, un diciannovenne di origini napoletane, già noto alle forze dell’ordine, si è finto carabiniere per farsi consegnare l’oro da una pensionata di 86 anni. Poi l’ha strattonata, facendola cadere, ed è scappato in auto. Inseguito dai carabinieri, ha speronato la loro vettura: due militari sono rimasti lievemente feriti. Pochi giorni fa a Vittorio Veneto un 44enne residente nel napoletano, con il pretesto di una presunta rapina, si è fatto consegnare denaro e gioielli da un’anziana: è stato arrestato dai carabinieri alla stazione di Belluno e la refurtiva è stata recuperata. Ad agosto una coppia campana ha tentato più colpi tra Riese, Oderzo e Villorba: nessuno è andato a segno, i due sono stati denunciati e il questore li ha allontanati per tre anni da quei comuni.

A settembre a Treviso un 68enne, convinto da un falso maresciallo che il suo conto fosse in pericolo, stava per spostare i risparmi su un conto “sicuro” : la figlia ha capito tutto, ha chiamato il 112 e il bonifico è stato bloccato in tempo.

A maggio, nel quartiere di San Pelajo, una donna di 73 anni ha smascherato un finto carabiniere, poi fermato dai passanti e arrestato. Sempre a maggio un uomo di 47 anni napoletano, seguito in treno da Padova dagli agenti in borghese, è stato arrestato a Treviso subito dopo aver raggirato un anziano di 82 anni: al momento dell’intervento la vittima era ancora al telefono con il finto maresciallo. Carabinieri e polizia non telefonano mai per chiedere di controllare gioielli o soldi, né mandano qualcuno a casa a ritirarli. Davanti a richieste di questo tipo bisogna riattaccare, non aprire la porta e chiamare subito il 112, oppure avvisare un familiare o un vicino di casa. I truffatori contano sulla paura e sulla fretta: per questo insistono, chiedono di non dire nulla a nessuno e di non riattaccare.

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