Truffa all’Inps, chiesto il processo

Ha intascato per dieci anni la pensione della mamma morta: ottantamila euro che dovrà restituire

È stato chiesto il rinvio a giudizio per l’uomo accusato di aver truffato l’Inps, incassando per dieci anni la pensione della madre morta, circa 80.000 euro. Non aveva infatti mai comunicato la morte della madre all’Istituto di previdenza che non se ne era mai accorto. Lui ha quindi continuato ad incassare per anni la pensione della donna defunta. L’uomo è un cinquantenne trevigiano che ora dovrà rispondere dell’accusa di truffa.

Tutto ha inizio dieci anni fa, con la morte dell’anziana madre dell’uomo. Il cinquantenne sbriga con diligenza le diverse formalità legate al decesso, tranne una: comunicare all’istituto di previdenza l’accaduto. E far conseguentemente scattare il blocco dei versamenti.

L’Inps continua pertanto a versare regolarmente la pensione che viene altrettanto regolarmente incassata dal figlio della pensionata deceduta il quale si guarda bene dal fare parola del lutto.

Il meccanismo va avanti per dieci anni, fino al momento in cui - nel corso di un controllo di routine- gli uffici di viale Trento e Trieste scoprono di aver pagato per un decennio la pensione ad una donna morta, sborsando complessivamente la somma di circa 80 mila euro.

Scatta la denuncia penale in Procura e, per l’uomo che ha incassato indebitamente il «tesoretto», l’accusa di truffa. Ora per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio.

L’ennesimo caso di raggiro ai danni delle casse dell’ente pensionistico, un fenomeno purtroppo abbastanza diffuso nella Marca trevigiana.

Qualche mese fa era stata infatti la volta di una signora che per 3 anni aveva incassato la pensione della madre defunta. In tutto si trattava di 50 mila euro. La donna, sentita dagli investigatori, aveva spiegato di trovarsi in una situazione di grave difficoltà economica e che la pensione della madre poteva permetterle di tirare avanti. Una truffa “quasi a fin di bene” insomma, ma la giustificazione non è basta ad ammorbidire le pesanti accuse della Procura. Il sostituto procuratore Massimo De Bortoli infatti ha depositato anche per lei richiesta di rinvio a giudizio.

Per i due trevigiani si prospetta ora il processo se il gup riterrà di accogliere le richieste della Procura. Se le responsabilità contestate dalla magistratura trevigiana risulteranno confermate, allora, entrambi dovranno risarcire le casse pubbliche della somma indebitamente intascata.

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