Il lavoro al tempo del Coronavirus. Un’emergenza che mette in crisi assetti consolidati e che obbliga tutti a ripensare le modalità di produrre e interagire. La parola d’ordine è telelavoro e “smart working”. Su questo fronte, secondo la CNA di Treviso nella Marca si è già a buon punto, rispetto ad altre regioni di Italia: «In media il 37% delle imprese ha già definito o avviato azioni per fronteggiare la situazione» continua Cna, «circa il 30% delle imprese dei servizi ha adottato forme di smart-working, anche se il telelavoro è una soluzione poco praticabile per la maggior parte delle imprese intervistate che operano nei settori manifatturiero, servizi alla persona, trasporti». Ma non solo. Lo stop forzato offre a molti la possibilità di dedicarsi alla formazione, trovare misure di welfare o business alternativi, pianificare l’attività dei prossimi mesi. Ecco le loro storie.
Cinquantacinque anni, di Borso del Grappa, Franco Cogoli è un fotoreporter che lavora soprattutto per l'editoria di viaggio. «A breve dovrei andare in Austria e in Croazia» racconta, «ammetto di essere un po' in apprensione anche se sono ottimista per natura. Questa emergenza sanitaria ha portato anche altri effetti immediati: ho ordinato e pagato della nuova attrezzatura che non mi è ancora arrivata, perché gli spedizionieri in Cina lavorano a ritmo ridotto. Quindi ho fatto un investimento che ancora non mi può fruttare: è un altro aspetto di questa crisi sanitaria. Se questa crisi dovesse prolungarsi, dovrò pensare di diversificare l'attività, cercando di aggiungere nuovi canali, operazione tuttavia che non è mai immediata e richiede tempo».
Rinviate tutte le maggiori fiere del settore, dal Salone del Mobile a Vinitaly, cancellati definitivamente molti altri eventi e manifestazioni. «Per noi è un disastro» racconta Silvia Zancanaro della Gu & Gi Equipe di Asolo, attiva nel settore fiere ed eventi, che ha già attivato la cassa integrazione per alcuni dei propri dipendenti, «la settimana scorsa saremmo dovuti andare in Slovenia a montare degli stand ma ci hanno dato la disdetta. I Comuni e le associazioni stanno annullando una dietro l'altra tutte le fiere. Se utilizzeranno la clausola "per causa di forza maggiore" per la nostra azienda sarà tragico. La stagione primavera-estate temo sia bruciata. Cerchiamo di essere positivi e di usare questo tempo per programmare l'autunno ma intanto con che soldi paghiamo mutui, collaboratori, imposte?».
Anche il settore dei servizi alla persona deve fare i conti con il calo dei clienti. «La settimana scorsa c'è stato il vuoto totale, e devo dire che tutto sommato a noi è anche andata bene così perché sia io che la mia collaboratrice eravamo influenzate» racconta Rita Segat, titolare del salone Rita Equipe di Chiarano. «Questa settimana il lavoro è un po' ripreso ma con molta calma. Mi sento tuttavia fiduciosa e spero che questa situazione non si protragga a lungo. Non può fermarsi il Paese». I clienti più affezionati continuano a farsi vedere, senza troppe preoccupazioni: basta davvero mettere in atto alcune precauzioni di buon senso per ridurre le probabilità di contagio.
«Non c'è giorno in cui non riceviamo qualche disdetta» racconta Michele De Zen, titolare di Autoservizi De Zen di Asolo, cinque dipendenti tra amministrativo e autisti. «Stanno annullando fino a tutto maggio, per noi la stagione è già finita prima ancora di iniziare. Le scuole hanno disdetto tutte le gite. Idem le associazioni culturali. Non parliamo dell'incoming dall'estero: ai tour operator esteri ho preferito restituire fino all'ultimo centesimo le somme già versate, senza penali, per mantenerli fidelizzati; ho pensato del resto che il coronavirus prima o poi finirà mentre il Canova, il Giorgione, Asolo, Venezia, il Palladio, la Tomba Brion rimangono un patrimonio del nostro territorio e prima o poi i turisti austriaci, americani, cinesi torneranno. Per occupare le ore stiamo investendo il tempo in lavori straordinari di manutenzione e pulizia».
Anche il rito della colazione è stato temporaneamente sospeso per motivi precauzionali: a Ponte della Priula la Pasticceria Ducale sta registrando cali dal 30 al 40 per cento. «Come stiamo rispondendo al calo del lavoro? Con la riduzione di orario e l'utilizzo delle ferie, anche se teniamo aperto e non demordiamo» risponde la co-titolare Catia Olivetto. «Abbiamo adottato tutte le misure di sicurezza, dall'Amuchina sul banco alla porta aperta per favorire il giro d'aria. In giro c'è anche troppa preoccupazione. Io sono positiva di natura, certo come imprenditrice sono preoccupata per la mia attività, ma non lo do a vedere. Del resto la vita ci mette sempre di fronte a delle difficoltà e l'imprenditore deve trovare soluzioni in tempi rapidi. Confidiamo nella ripresa di Pasqua».
La Fiera di Bessica è stata annullata, ma chi vorrà un anticipo di primavera qui lo troverà comunque: i vivaisti di uno dei più importanti distretti del florivivaismo hanno infatti deciso di organizzare comunque due giornate di "porte aperte" per sabato e domenica prossimi, proprio nei giorni in cui doveva tenersi l'annuale appuntamento con i fiori e le piante a cui partecipano migliaia di persone e che non era mai saltato, neppure dopo una copiosa nevicata marzolina negli anni scorsi. Una decisione presa all'unanimità anche in nome della tradizione, visto che da 42 anni questo evento vuol dire inaugurare la stagione del florivivaismo: «Chi verrà a Bessica nel prossimo weekend ci troverà aperti - spiegano i vivaisti - e senza nessun spirito di polemica per quanto accaduto. Ma ci è sembrato opportuno anche quest'anno accogliere chi vuol conoscere le novità e chi intende attrezzarsi per una primavera in fiore».

Poloni Bessica di Loria inaugurazione fiera vivaistica
«Il telefono suona meno» racconta Raffaella Pozzebon, titolare del centro estetico Lady Erre di Istrana, «va detto anche che alcune disdette o non prenotazioni sono dovute non a paura ma semplicemente al fatto che mamme e nonne sono impegnate nella cura dei bambini a casa da scuola. Questa emergenza sanitaria ha stravolto il ménage quotidiano di molte famiglie. Non sono preoccupata né estremamente serena. E comunque nel fine settimana abbiamo un corso di aggiornamento di tre giorni a Torino e nessuno ci ha detto di non venire perché siamo veneti, anzi, ci hanno risposto che siamo le benvenute. Compatibilmente con le restrizioni in campo, ci andremo per formarci e preparare le novità della primavera».
Arriva infine il bonus in busta paga per l'emergenza e per aiutare le mamme che hanno i figli a casa da scuola, ma anche chi ha anziani genitori da accudire. Ad erogarlo è il Moderno opicificio del sigaro di Orsago. Quarantadue sono i dipendenti, per la maggior parte sono donne, una ditta in forte crescita. «I nostri collaboratori hanno dimostrato un elevato attaccamento all'azienda anche in questo periodo di difficoltà, tra loro c'è chi ha bambini, altri anziani a casa» spiega il titolare Andrea Casagrande.

Allegranzi Orsago azienda di sigari Italico titolare Andrea Casagrande
«Abbiamo così deciso di dare loro un premio aziendale per coprire le spese extra di queste settimane, dalle baby sitter alle badanti. Di solito diamo un bonus per obiettivo, questa volta il nostro obiettivo è aiutare le famiglie. È giusto che le imprese si facciano carico dei dipendenti nelle emergenze, se non interviene il governo. Noi veneti ci siamo sempre dimostrati pieni di spirito d'iniziativa, spero che questa sia da stimolo per altre aziende».