Caro affitti e stipendi bassi: 180 insegnanti lasciano le scuole trevigiane

Sempre più docenti, ottenuto il ruolo e il vincolo triennale fanno richiesta di trasferimento verso le province d’origine. Lo Snals: «Pesano il costo della vita e le cattedre vacanti»

Mattia Toffoletto
Una classe di scuola superiore a lezione
Una classe di scuola superiore a lezione

Carovita ed emigrazione al contrario: 180 docenti (100 delle superiori) hanno ottenuto il trasferimento fuori provincia dal prossimo anno scolastico, traslocando per buona parte nel Centro e Sud Italia.

Da Napoli a Siracusa, da Avellino a Catanzaro. «È l’effetto del caro affitti e carovita», sottolinea Salvatore Auci, consigliere nazionale e segretario Snals Treviso, «ma c’è anche un tema legato all’organizzazione scolastica: se tutti i posti vacanti fossero occupati da insegnanti di ruolo e non dovessimo attingere ogni anno a un numero notevole di supplenti, forse non assisteremmo a così tanti trasferimenti».

Il documento legato alla mobilità degli insegnanti nelle scuole trevigiane è stato fra i primi firmati, nei giorni scorsi, dal nuovo provveditore Massimiliano Salvador. Il totale è di poco inferiore ai circa 200 dell’anno passato: segno che la retromarcia degli insegnanti verso il Meridione sta diventando fenomeno consolidato.

Le richieste

Dopo aver conquistato l’agognato ruolo nella Marca (cattedra a tempo indeterminato), magari arrivando dalla Puglia o dalla Sicilia, l’insegnante chiede il trasferimento alla prima occasione utile, una volta superato il vincolo di tre anni (nella provincia di ruolo) previsto dalla pubblica amministrazione.

Con buona pace del sistema scolastico trevigiano, costretto a fare i conti ogni estate con un notevole viavai.

Con buona pace degli stessi studenti che non trovano stabilità. Ma andiamo con ordine. Basta infatti spulciare il documento sulla mobilità per trovare conferma a questa tendenza.

Entrando più nel dettaglio, gli spostamenti extra provincia sono risultati 180, di cui 100 alle superiori, 42 alle medie, 26 alle primarie e 12 alle scuole dell’infanzia.

Ed è bene porre l’accento su un aspetto: i trasferimenti ufficializzati dall’Ufficio scolastico provinciale sono solo quelli andati a buon fine, perché in realtà gli insegnanti a fare domanda sono oltre il doppio, ma devono combaciare tutte le caselle affinché possano avere esito positivo.

In sostanza: devono crearsi le condizioni nelle province di residenza e d’origine, ossia la presenza di cattedre vuote da riempire con docenti di ruolo.

Prendendo in esame il documento sulla mobilità per l’anno scolastico 2026-27, non passano inosservate le province di destinazione dei professori di scuola superiore che hanno ottenuto il trasferimento: da Roma a Lecce, da Barletta-Andria-Trani a Enna, da Cosenza a Palermo, da Pescara a Brindisi.

Trasferimenti che riguardano, in larga parte, le regioni del Centro e Sud Italia. Ma non mancano i traslochi in province del Nord: da Udine a Trento.

Carovita e dintorni

Tutta colpa del carovita? «Di certo costi della vita e affitto sono molto alti, mentre lo stipendio di un docente resta troppo basso», continua Auci, «gli insegnanti, appena è possibile, sono costretti a fare la valigia. Ottengono il posto di ruolo, fanno trascorrere i tre anni del vincolo e poi chiedono il trasferimento verso la provincia d’origine. E in molte scuole si assiste a una vera e propria emorragia professionale: svariati docenti lasciano il posto in estate, per poi cederlo magari a supplenti alla partenza dell’anno scolastico successivo».

Il tema è diventato pressante negli ultimi anni, parallelamente all’impatto sempre più marcato del caro affitti. Basti pensare che uno studente universitario, a Treviso, può ritrovarsi a dover sborsare 480 euro al mese per una singola stanza a poca distanza dal centro storico.

E se il carovita sta rappresentando un freno anche per altre tipologie di lavoro, va detto che in ambito scolastico si fanno largo anche altri fattori.

I posti vacanti

Inevitabile ricordare la numerosità di posti vacanti (ogni estate si supera il migliaio) con cui deve rapportarsi ogni anno la scuola trevigiana, risultando sistematicamente al vertice fra le province venete per le cattedre vuote da riempire nel periodo estivo fra supplenze e docenti di ruolo.

«Al di là del caro affitti, c’è un problema storico con cui deve fare i conti la scuola», conclude il segretario Snals Treviso, «mi riferisco al fatto che ogni anno emerga un numero enorme di posti vacanti nel mondo della scuola. Se fossero riempiti tutti con docenti di ruolo, non ci troveremmo con il solito numero altissimo di supplenti. E, in parallelo, di trasferimenti».

La scuola trevigiana, ad ogni modo, si prepara all’ennesima estate rovente, non solo per le temperature: entro agosto si dovranno occupare tutti i posti vacanti, nominando insegnanti di ruolo e supplenti in tempo utile per assicurare una ripartenza regolare della scuola a settembre.

 

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