Allerta nelle piazze per i cortei di venerdì: atteso un migliaio di studenti a Treviso

Attesi circa mille manifestanti nei cortei di venerdì a Treviso, Vittorio Veneto e Castelfranco, in occasione dello sciopero generale proclamato dall’Usb. La protesta coinvolge studenti e lavoratori contro il caro vita, gli stipendi insufficienti, la precarietà e i tagli a scuola e servizi pubblici

Andrea Dossi
Manifestazione a Treviso
Manifestazione a Treviso

Studenti e lavoratori di nuovo in piazza. Venerdì mattina la Marca vivrà la giornata dello sciopero generale con circa un migliaio di persone attese nei cortei di Treviso, Vittorio Veneto e Castelfranco.

A due settimane dalle manifestazioni studentesche del 16 ottobre, la protesta contro la guerra e il caro vita torna nelle strade, questa volta allargata al mondo del lavoro. Resta alta l’allerta dopo le tensioni delle ultime settimane, con le piazze vigilate dalla forze dell’ordine.

In 500 a Treviso

Il corteo più numeroso è quello di Treviso, dove sono attese circa 500 persone. Lo organizzano il Coordinamento degli studenti medi e il centro sociale Django.

Il ritrovo è alla palla di ferro, in via Roma, alle 8.30; da lì il serpentone passerà davanti a tutte le scuole della città per concludersi in piazza dei Signori. Sui social gli organizzatori parlano della rabbia della gen Z, la generazione dei ragazzi nati dalla fine degli anni ‘90, e accusano il governo di rispondere con la repressione anziché con salari più alti e investimenti in scuola e servizi pubblici. L’invito è rivolto anche a lavoratori, precari e disoccupati.

Lo slogan scelto è in francese, «Le monde est à nous», cioè «il mondo è nostro». «Ci aspettiamo dei numeri importanti visti i cortei del 16 ottobre, le persone sono arrabbiate» spiega Elena De Marchi del Coordinamento degli studenti medi di Treviso. «Noi come studenti siamo arrabbiati, i problemi per i quali manifestiamo non sono problemi nuovi, la rabbia si vede adesso perché la nostra generazione è arrivata ad un punto dove non si riesce a gestire il disinteresse dello Stato. Il costo della vita, del carburante, a Treviso quello delle mense scolastiche, gli stipendi sono aumentati pochissimo rispetto al costo della vita e del potere d’acquisto. Il nostro governo continua a reprimere le persone che manifestano con la scusa di fermare la violenza quando le persone che scendono in piazza subiscono la violenza di uno Stato che non presta attenzione ai nostri bisogni».

In provincia

A Vittorio Veneto sono attese circa 200 persone, con ritrovo alle 9 in piazza del Popolo. A promuovere la mobilitazione sono gli studenti di Osa (sigla di Opposizione studentesca d'alternativa che si è costituita in queste settimane nel vittoriese), che sui social scrivono: «Anche a Vittorio Veneto la passività si è rotta». Nel mirino il caro vita che mette a rischio il diritto allo studio, la precarietà e gli edifici scolastici, giudicati fatiscenti.

Al grido di «soldi alla scuola, non alla guerra», gli studenti contestano anche il nuovo decreto sicurezza del governo Meloni, che a loro dire serve a soffocare il dissenso. Altre 200 persone circa sono attese a Castelfranco, dove il corteo partirà alle 9 dalla stazione dei treni, promosso dal collettivo studentesco Bastione e da Castelfranco Libera. Il modello sono i coetanei francesi, che hanno occupato scuole e strade chiedendo un’istruzione migliore. Le richieste: più fondi alla scuola, edifici sicuri, più insegnanti di ruolo, cioè assunti stabilmente, e nessuno studente «di serie A e serie B». Striscioni e cartelli sono stati preparati ieri pomeriggio alla libreria Ubik.

Le ragioni della protesta

Lo sciopero è stato proclamato a livello nazionale dall’Unione sindacale di base (Usb) e riguarda tutti i lavoratori pubblici e privati, dalla sanità alla scuola, fino ai porti e ai trasporti, nonostante la precettazione. Il sindacato chiede di adeguare gli stipendi al costo della vita, anche con il ritorno della scala mobile.

Usb chiede inoltre di abbassare i prezzi dei beni essenziali, le bollette e gli affitti, e di ridurre l’Iva sui prodotti di prima necessità. Secondo il sindacato, il governo destina troppe risorse alle spese militari, lasciando sanità, istruzione e servizi pubblici senza fondi sufficienti.

 

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