Treviso, l’allocco colpito da una vetrata torna libero dopo un mese di cure: il lavoro del Cras

Il rapace notturno rischiava di perdere la vista dopo l’impatto contro una vetrata. La veterinaria Teresa Vianello racconta il lavoro degli operatori, tra riabilitazione, test di volo e prevenzione dell’imprinting

L'allocco salvato dal Cras di Treviso
L'allocco salvato dal Cras di Treviso

Non capita tutti i giorni di poter ammirare da vicino il piumaggio di un allocco. È morbido e i suoi colori ricordano la corteccia degli alberi. A dispetto del nome, questo rapace che vive nei boschi è un predatore eccezionale.

«Il piumaggio che ricorda tanto un’acconciatura cotonata, rende il suo volo silenziosissimo», spiega Teresa Vianello, veterinaria e coordinatrice del Cras di Treviso. L’allocco che stringe fra i guantoni sta per essere liberato dopo un lungo periodo di riabilitazione al centro di recupero fauna selvatica. Dopo tanti sforzi e cure, lasciarlo libero di andare è il gesto più puro che si possa compiere nei confronti di un animale.

«Rischiava la vista»

«È arrivato qui un mese fa dopo un impatto con una vetrata. Aveva un trauma cranico molto importante e c’era il rischio che perdesse la vista. Una condanna a morte per un cacciatore notturno che deve vederci perfettamente», racconta la coordinatrice del Cras. «L’abbiamo sottoposto a una terapia oculistica specifica. La sua prognosi è rimasta riservata a lungo, ma ora è perfettamente abile».

Fauna selvatica, nuove strutture di Veneto Agricoltura a Chioggia e nel Delta
Parco della Storga

La riabilitazione e i test prerilascio si svolgono nell’area esterna del centro, all’interno del Parco dello Storga. Gabbie, voliere e recinti ospitano le diverse specie. Molti ricci, pipistrelli, colombacci, civette, gheppi, lepri, cigni e rapaci. Al momento gli animali in cura sono una sessantina. Un numero relativamente basso, il picco di ingressi avviene in primavera, in corrispondenza delle nascite. L’anno scorso sono stati presi un cura esemplari di 102 specie diverse, anche se la chirurgia ortopedica dei rapaci resta il fiore all’occhiello del Centro di recupero di Treviso dove opera il dottor Marco Martini, fra i maggiori esperti in Veneto nella cura della fauna selvatica.

Prove di volo superate

Il destino ha concesso un’altra possibilità all’allocco che dopo aver superato brillantemente i test può lasciare le gabbie e tornare nei boschi. «Volo battuto, planato e volo da terra: quando riescono a fare queste tre cose è il momento di tornare in libertà», spiega la dottoressa Vianello. La natura è stata benevola anche con la poiana nel tunnel accanto. Al contrario del vicino che taglia l’aria senza produrre un suono, il suo volo rumoroso riecheggia in tutta la voliera.

«L’hanno trovata intrappolata in una rete fantasma, come chiamiamo le reti da calcio o per i vigneti abbandonate. Era lì da giorni, denutrita e piena di parassiti. Era talmente debilitata che non le davamo speranze, ma anche in questo caso, piano piano, è tornata in forze. Vola, mangia e caccia da sola. Anche lei è pronta per lasciare il centro».

Il rilascio

Quello della liberazione è il momento di massima soddisfazione per gli operatori del Cras. Dietro i tunnel c’è un terreno libero che dà sul bosco. Teresa molla la presa senza esitazione e l’allocco spicca il volo per poi sparire tra le fronde. Dopo settimane, a volte mesi di cure, deve essere dura lasciarli andare.

«Non si girano certo indietro a ringraziarti» dice Teresa sorridendo. Nel suo sorriso si ritrova il senso dell’interazione con gli animali selvatici. Dare incondizionato dettato da un amore che sfugge all’attaccamento. È anche per questo che gli ospiti del Cras non hanno dei nomi, per non umanizzarli.

«Lo facciamo per tutelare l’animale dall’imprinting che avviene quando i cuccioli familiarizzano con l’uomo. «È un problema che riguarda in particolare gli ungulati che vengono recuperati anche quando non ce n’è bisogno, esponendoli al rischio di essere rifiutati dalla madre. Al Cras di Belluno abbiamo creato un box apposito anti-imprinting. Tenere più animali della stessa specie nello stesso luogo è un altro dei vantaggi del coordinamento regionale di Veneto Agricoltura. Questo permette che si riconoscano tra conspecifici e non con l’uomo», sottolinea Vianello.

Il cambiamento climatico

Nel frattempo al centro è arrivato un furgoncino delle Guardie per l’ambiente. Due volontari hanno appena recuperato un riccio.

«Era a Ponte di Piave, vagava da giorni nel giardino di una signora», racconta Giulia estraendo la pallina spinosa dalla scatola di cartone. I recuperi di ricci comuni sono sempre più frequenti al Cras. Questo prezioso animale, regolatore delle popolazioni di insetti, soffre più di altri gli effetti del cambiamento climatico. «Con le temperature anomale non percepiscono il cambio di stagione e dunque non sanno quando andare in letargo» spiega Teresa.

«Una volta a ottobre non se ne vedevano più, ora li troviamo fino a dicembre. Restano svegli in cerca di cibo ma il loro metabolismo rallenta, quindi sono più storditi e spesso finiscono preda di cani e gatti o sotto le auto, o ancora sono esposti alle parassitosi».

Sul tavolo dell’ambulatorio, stimolato delicatamente, il riccio si apre, mostrando il ventre roseo. «Ha qualche pulce ed è denutrito, ma questo cucciolo se la caverà».

 

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso