Il ciclo di Sant’Orsola si prepara al trasloco: «Rilancerà il turismo di Treviso»

Il piano a 700 anni dalla nascita di Tomaso da Modena. Nell’abside sono già in corso le verifiche su murature e pavimenti per il nuovo allestimento, dal costo stimato di circa 350 mila euro

Marina Grasso
Il ciclo di Sant'Orsola a Treviso
Il ciclo di Sant'Orsola a Treviso

A settecento anni dalla nascita di Tomaso da Modena, le celebri “Storie di sant’Orsola” si preparano a trovare una collocazione definitiva nell’abside di Santa Caterina.

Il ciclo, dipinto tra il 1355 e il 1358 circa, è oggi allestito su grandi strutture metalliche che occupano circa metà della navata della magnifica ex chiesa, utilizzata anche come auditorium.

Nell’abside sono già in corso le verifiche su murature e pavimenti per il nuovo allestimento, dal costo stimato di circa 350 mila euro. «Il trasferimento è stato deliberato ed è uno dei prossimi impegni dell’amministrazione comunale», conferma l’assessore alla Cultura Maria Teresa De Gregorio.

«In questi giorni il dirigente del settore Cultura Fabrizio Malachin sta incontrando tecnici del Ministero e della Soprintendenza per definire la migliore modalità a tutela del ciclo».

Per De Gregorio l’intervento sarà «il riallestimento di una parte importante del compendio museale, che valorizzerà le Storie di sant’Orsola ma renderà anche disponibile l’intera superficie dell’auditorium per accogliere eventi culturali».

Il nuovo assetto della sorprendente aula affrescata dell’ex chiesa verrà però affrontato in una fase successiva.

«Per ora ci stiamo occupando del ciclo, che contiamo di ricollocare entro l’anno, nel 700° anniversario della nascita di Tomaso da Modena. Una ricorrenza che sarà accompagnata anche da un programma di iniziative dedicate all’artista, tra momenti espositivi e altri appuntamenti culturali, che presenteremo nelle prossime settimane».

Malachin aveva già ipotizzato l’intervento nel 2023, ma la sua riflessione era cominciata prima.

«Fin da quando ho iniziato il mio incarico, nel 2020, ho ragionato sulla necessità di dare una collocazione finale al ciclo, che dal 1883 è in “pellegrinaggio” senza una sua identità», spiega il dirigente.

Fu proprio nel 1883 che Luigi Bailo, Antonio Carlini e Gerolamo Botter salvarono gli affreschi dalla demolizione di una cappella della chiesa di Santa Margherita, staccandoli dalle pareti con una tecnica ancora sperimentale e dando inizio a una lunga storia di trasferimenti e riallestimenti.

La nuova sistemazione restituirà alle Storie una disposizione il più possibile vicina a quella concepita da Tomaso per Santa Margherita.

«Il ciclo sarà ricomposto su tre livelli sovrapposti e comprenderà tutte le parti conservate, anche quelle oggi in restauro e quelle mai esposte finora insieme alle scene principali. Inoltre, avrà un sistema di illuminazione capace di adeguarsi alla luce naturale nelle diverse ore del giorno e che accompagnerà la lettura delle singole scene della vita di sant’Orsola», spiega ancora Malachin.

Le due cappelle laterali completeranno il percorso: una con apparati multimediali sui particolari degli affreschi, comprese le iscrizioni di Bailo sul retro, i disegni ottocenteschi di Carlini e il racconto della vicenda conservativa; l’altra con brani ad affresco provenienti da Santa Margherita e mai mostrati al pubblico.

Quanto alle indagini in corso, Malachin sottolinea: «Sono passaggi tecnici che non destano preoccupazioni e servono a controllare la portanza delle murature e dei pavimenti».

Ma, soprattutto, evidenzia come il nuovo assetto renderà più riconoscibile uno dei grandi capitoli della storia della città. «Tomaso e il Trecento sono ancora troppo poco conosciuti e devono diventare uno dei cavalli di battaglia di una proposta culturale e turistica continuativa».

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