Treviso, la “casa dell’americano” non è più intoccabile

Via i vincoli dall’edificio di Fiera apposti anni fa. Si potrà demolire. Come quella, una villa primi Novecento sul Terraglio

La "casa dell'americano" a Fiera
La "casa dell'americano" a Fiera

Anni fa, quando sulla Casa dell’americano di Fiera si erano mossi gli interessi immobiliari che puntavano a demolire l’edificio e ricostruire un residence, il Comune si mise di traverso, dando di fatto ascolto anche ai residenti, contrari «allo scempio» già pubblicizzato dal mercato. Sulla città, col piano interventi dalla prima giunta Conte, piovvero così i vincoli della tutela per l’architettura testimoniale del Novecento che resero intoccabili molti palazzi storici, ma anche molti immobili minori della città disegnati da illustri architetti o emblema dei tempi.

Tra questo il Comune inserì sia la “Casa dell’americano” (si chiama così perché venne fatta costruire da un migrante di ritorno) all’incrocio di Fiera, sia la villa anni Quaranta all’incrocio tra Terraglio e via Mozzato, e così pure il villaggio Iacp di Perusini tra Monigo e Castagnole. Quest’ultimo fu il primo vincolo a saltare, in onore di una riqualificazione Erp che aveva bisogno di spazi, e un quartierino residenziale ormai in gran parte in abbandonato e perciò comodo alla demolizione (oggi un’ultima palazzina attende le ruspe). Adesso il vincolo è venuto meno anche per gli altri due edifici.

La villa primi Novecento sul Terraglio a Treviso
La villa primi Novecento sul Terraglio a Treviso

La ragione? In una domanda: se il vincolo ha decretato l’abbandono dell’immobile, meglio un buco nero o una riqualificazione? Da che i due edifici sono stati sottoposti alla massima tutela (ammesse solo ristrutturazioni pedisseque), i proprietari hanno visto fuggire acquirenti e interessi e lievitare enormemente i costi di possibili interventi. Le due abitazioni, per quanto belle, si sono avviate sulla strada dell’abbandono. Inutili cartelli di vendita, annunci e quant’altro. Valeva per la villa di due piani sul Terraglio, ma ancor più per la Casa dell’americano, affascinante certo, ma affacciata su uno dei più trafficati snodi della città.

Di qui il dietrofront sancito con la decisione di stracciare il vincolo presa dalla giunta pochi giorni fa, con lo stesso provvedimento con cui ha imposto – va detto – tutela per altri edifici storici come il museo di Simon Benetton a Sant’Artemio. «Molto più ragionevole chiedere un progetto di riqualificazione attento, ma possibile anche demolendo, più che imporre che tutto resti com’è, per ritrovarsi un buco nero in città» ha detto l’assessore all’urbanistica De Checchi. Ora la palla al mercato, e agli architetti.

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