Treviso-Belluno, freno alla fusione

Le due Camere di Commercio vogliono unirsi, ma il governo cambia le regole
Tome treviso brek e camera commercio agenzia fotografica foto film
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Ormai l'iter era giunto quasi a conclusione. Ma ieri il governo ha dato il via libera a un emendamento al Ddl delega sulla pubblica amministrazione, approvato dal Senato, che salva le Camere di commercio montane, escludendole in virtù della loro specificità dall'obbligo di aggregarsi anche se hanno meno di 40 mila iscritti. Il risultato? La fusione tra le Camere di Commercio di Treviso e Belluno rischia di saltare. E pensare che circa tre settimane fa era arrivato il via libera da parte del ministero per lo Sviluppo Economico. Era stato nominato il commissario ad acta con il compito di seguire l'iter per la costituzione di questo nuovo ente. L'incarico era stato affidato al segretario generale delle due Camere, Marco D'Eredità. Il nuovo ente avrebbe dovuto occuparsi degli interessi di una platea di 100 mila aziende. La fusione era prevista entro la primavera del 2016. Una decisione che di fatto aveva congelato le due Camere fino alla realizzazione del nuovo ente: gli organi di ciascuna avrebbero dovuto continuare a operare nella pienezza delle loro funzioni e poteri, per quanto riguarda la gestione delle loro attività e per tutto ciò che non concerne la fusione. Ora quanto fatto rischia di saltare: toccherà alla Camera di Commercio bellunese decidere se mantenere o meno la sua autonomia. Perché il governo riconosce la specificità della Camera ma resta aperto il problema delle risorse. «In particolare per l’area bellunese. Faranno le loro valutazioni. La Ccia di Treviso può rimanere sola. Era una strategia di risparmio, fare sistema è una leva importante», dice il presidente della Ccia Treviso Nicola Tognana. (s.g.)

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