Trevignano, pestati al campetto della parrocchia: «Ragazzi sotto choc»

Parla la mamma di uno dei giovani aggrediti mentre giocavano a calcio. «È tornato a casa terrorizzato. Fuori non si sente al sicuro»

Enzo Favero
Il campetto di Signoressa dov’è avvenuto il pestaggio
Il campetto di Signoressa dov’è avvenuto il pestaggio

«Mio figlio è arrivato di corsa a casa sconvolto da tanta brutale violenza e non voleva che andassi lì perché mi diceva che erano violenti e avrebbero fatto del male anche a me. È ancora sconvolto da quanto accaduto e spero che i carabinieri lo interroghino al più presto così che possa lasciarsi alle spalle questa terribile vicenda e rasserenarsi».

A parlare è la mamma di uno dei ragazzi che domenica pomeriggio giocava nel campetto da calcio parrocchiale di Signoressa, dove due giovani sono stati pestati. «C’è paura tra i ragazzi e le ragazze dopo quanto accaduto» prosegue «non si sentono più tranquilli ad andare in giro per il paese».

Intanto il 22enne con la mandibola fratturata è ancora ricoverato al Ca’ Foncello in attesa di essere sottoposto a intervento chirurgico mentre il fratello, neo-maggiorenne, il primo ad essere picchiato, ha vari ematomi sul viso, ma la tac ha escluso fratture. «La loro mamma è sconvolta, il ragazzo aveva timore di ritorsioni, ma alla fine la denuncia è stata fatta».

Domenica pomeriggio nel campetto parrocchiale stavano giocando dieci ragazzi. Quando improvvisamente è scoppiata la violenza dopo un fallo di gioco. I due più violenti sono stati un 15enne e un 17enne.

«Hanno colpito il più giovane dei due fratelli, l’hanno fatto cadere a terra e gli hanno tirato un calcio sotto il mento» racconta la mamma, «mio figlio, sconvolto, è corso via per avvertirmi di cosa stava accadendo, ma aveva dimenticato il telefonino, è tornato a prenderlo e ha visto che a terra c’era il fratello più grande, intervenuto a difesa del fratello, e lo stavano prendendo a calci sul viso. Mi ha raccontato tutto sconvolto, io volevo andare subito lì ma lui mi implorava di non farlo perché diceva che erano violenti e avrebbero picchiato anche me. A quel punto ho telefonato ad un vicino che fa parte del Noi perché andasse a vedere».

Intanto l’altro ragazzo aveva caricato in macchina i due fratelli pestati a sangue e li aveva portati in pronto soccorso. «Poi sono uscita anche io col cane e sono andata nel retro degli impianti, dove c’è un cancello chiuso e ho visto un ragazzo che strappava rami da una siepe, non capivo perché. Il vicino ha visto i ragazzi più violenti che salivano su un’auto per andarsene e alla richiesta del perché ci fosse del sangue uno di loro ha detto che si era sbucciato un ginocchio.

Hanno cercato di nascondere tutto di pulire il sangue con quei rami, anziché preoccuparsi di cosa avevano fatto. E mi chiedo perché i loro compagni, anziché intervenire per fermare i picchiatori, li abbiano lasciati fare: è questo che mi fa arrabbiare di più».

È stato un pomeriggio di vera follia nel campetto parrocchiale, eppure in passato non si erano verificati casi simili. «Don Daniele va solo ringraziato» dice la mamma, «perché lascia utilizzare liberamente questi spazi, altrimenti i ragazzi andrebbero chissà dove». 

 

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso