Il blitz del commando e la pista del terrorismo: così è stato assassinato padre Osório
L’ultimo appello pubblico del vescovo: «La religione non ci separi». Il prelato pochi giorni fa aveva condannato tutte le divisioni legate alla fede

Una veglia in memoria di monsignor Osório Citora Afonso, il vescovo di Quelimane, in Mozambico, assassinato nella sua residenza, si terrà in cattedrale a Vittorio Veneto il 19 giugno, presieduta dal vescovo Riccardo Battocchio.
Il vescovo di Treviso Michele Tomasi concelebrerà una messa la sera del 24 giugno, nella chiesa di Nervesa della Battaglia. Padre Osório è molto conosciuto in entrambe le diocesi, essendo stato prima alla Consolata di Vittorio Veneto e poi superiore di casa Milaico a Nervesa.
Era conosciuto anche a Ramera. Il funerale, a Quelimane, non è stato ancora fissato poiché le indagini sulla sua uccisione (un colpo al torace) sono ancora in corso e le autorità non hanno fornito elementi definitivi sulla dinamica o sul movente dell'omicidio. Monsignor Citora era anche amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Beira. Il prelato, 54 anni, è stato trovato senza vita nelle prime ore di sabato scorso.
Secondo le prime informazioni diffuse dalla polizia della Repubblica del Mozambico (Prm), un numero imprecisato di individui avrebbe fatto irruzione nella residenza del vescovo, aprendo il fuoco e colpendolo al torace. Sul posto sono intervenuti gli investigatori del Servizio nazionale di investigazione criminale (Sernic), incaricati di accertare le circostanze dell'accaduto e identificare i responsabili.
La notizia è stata confermata dalla Conferenza episcopale del Mozambico (Cem) attraverso il suo presidente, Inacio Saure, che ha espresso profondo cordoglio per la scomparsa del presule appartenente ai Missionari della Consolata. L’ultimo video del vescovo risale al 5 giugno e lo riprende nel corso di una visita pastorale in una delle sue comunità. Monsignor Osório si toglie i sandali per dialogare seduto con i musulmani.
Commentava sull'ultima Nota Pastorale della Conferenza Episcopale del Mozambico (CEM) pubblicata il 13 maggio nella quale i vescovi chiedevano la fine delle violenze a Cabo Delgado, mettendo in guardia dall'estremismo e dalla violenza che affliggono la regione, in particolare contro le comunità cristiane: «In passato, in Mozambico, non c'è mai stato alcun conflitto a causa della religione» è stato l’ultimo intervento in pubblico
«Non abbiamo mai sentito dire che un musulmano ne abbia ucciso un altro. Vivevamo insieme. Non è così? Ma oggi sentiamo altre cose, non è vero? Non sentiamo dire che in nome della religione ci stanno uccidendo? Ne siamo contenti? No, non lo siamo. Perché nella nostra cultura africana o mozambicana vivevamo insieme.
Andiamo al mercato insieme, andiamo all’ospedale insieme, ma quando arriva l’ora della preghiera ognuno va al proprio luogo di preghiera. Quindi, che la religione non ci divida, fratelli miei. E tutti noi pregheremo per la pace in Mozambico, pregheremo per il benessere in Mozambico, pregheremo affinché ci sia giustizia in Mozambico».
Resta, dietro l’omicidio, l’ombra del terrorismo islamico che non vuole il dialogo interreligioso. Dolore e indignazione sono stati espressi da parte del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM).
I vescovi africani hanno definito l'atto un "crimine barbarico" e un attacco alla vita, alla dignità umana, alla pace, alla giustizia e alla libertà religiosa. L'organizzazione condanna fermamente l'omicidio e ribadisce che nessun leader religioso dovrebbe essere bersaglio di violenza per aver dedicato la propria vita al servizio di Dio, alla riconciliazione e al bene comune.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








