Rissa nel parcheggio con coltelli e pistola: arrestati tre fratelli

Blitz dei carabinieri in un alloggio di Mestre all’alba di martedì 12 maggio. Uno dei tre finiti in manette è accusato di tentato omicidio: ha colpito tre volte alla schiena un trentenne a Mogliano

Roberta De Rossi
I rilievi dopo la sparatoria nel parcheggio a Mogliano
I rilievi dopo la sparatoria nel parcheggio a Mogliano

Arrestati all’alba di martedì 12 maggio, nella loro abitazione a Mestre, tre fratelli albanesi residenti da tempo in città: uno di loro - appena 22 anni - è accusato di tentato omicidio, per aver inferto tre profonde coltellate al torace, all’addome e sul fondo schiena ad Alfred Hoxhaj, 30 anni, nel corso della rissa scoppiata il 10 novembre dell’anno scorso, nel parcheggio di via Svevo a Mogliano. Hoxhaj, seppur ferito, rispose sparando tre colpi di pistola, non andati a segno a causa della curvatura anomala della canna dell’arma: i proiettili colpirono non l’aggressore, ma tre auto posteggiate.

Mentre quest’ultimo (difeso dall’avvocato Mauro Serpico) ha già patteggiato 3 anni per porto e detenzione di arma da guerra, danneggiamento (delle auto in sosta), spari in luogo pubblico e rissa, ora gli inquirenti trevigiani che hanno indagato sul caso ritengono di aver individuato i responsabili della violenta aggressione, che per un nonnulla non si è trasformata in tragedia: si tratta di tre fratelli di cittadinanza albanese, tutti accusati di rissa aggravata, lesioni aggravate, porto d’arma e, il ventiduenne, anche di tentato omicidio. Per quest’ultimo il gip De Stefani ha disposto l’arresto in carcere per il rischio di reiterazione del reato; il maggiore dei tre fratelli, 31anni, si trova ai domiciliari con il braccialetto elettronico (avrebbe cercato di manipolare la testimonianza di una giovane); mentre per il fratello mediano di 24 anni è stato disposto l’interrogatorio di garanzia preventivo. Il gip deciderà sul suo arresto, dopo averlo interrogato nei prossimi giorni, come prevede il nuovo “codice Nordio”. A difenderli, l’ avvocata Stefania Pattarello.

A loro gli investigatori sono arrivati intercettando le comunicazioni e le telefonate tra i feriti, sin nell’immediatezza dei fatti, già all’ospedale: sono così emersi i nomi dei tre fratelli e il movente. La “resa dei conti” per una giovane che aveva lasciato il giovane ora accusato di tentato omicidio per avvicinarsi al gruppo “rivale”.

L’episodio provocò scalpore a Mogliano e in provincia perché gli spari furono esplosi in un luogo pubblico tra i passanti e le auto in transito. A evitare il peggio, sarebbe stata l’anomala curvatura della canna dell’arma - una pistola a salve modificata - che ha fatto sì che i colpi sparati da distanza ravvicinata non siano andati a segno, ma abbiano colpito le auto vicine. Hoxhaj, in Italia senza fissa dimora con alle spalle una condanna per traffico di droga e una denuncia per rissa, era accusato di porto e detenzione di arma da guerra, danneggiamento (delle auto in sosta), spari in luogo pubblico e rissa. Il giudice delle udienze preliminari Cristian Vettoruzzo ha disposto per Hoxhaj gli arresti domiciliari, dopo che questi ha trascorso quattro mesi in carcere a Santa Bona.

Stando a quanto ricostruito dai militari dell’Arma della compagnia di Treviso, i tre albanesi, guidati da Hoxhaj, giunsero al parcheggio di via Svevo, davanti all’esercizio commerciale “Ognicasa”, alle 16.38 del 10 novembre scorso, a bordo di una Peugeot presa a noleggio. Sul posto, era già presente un gruppo di quattro uomini, pure loro albanesi, con i quali, evidentemente s’erano dati appuntamento. Ora “rivali” per gli investigatori hanno un nome: il giovane di 22 anni accusato di tentato omicidio ha un precedente per droga.

Quel pomeriggio, nel giro di pochi secondi, il colloquio tra i due gruppi, degenerò in una violenta rissa, durante la quale il gruppo rivale a quello di Hoxhaj estrasse i coltelli e iniziò a colpire gli avversari. Fu a quel punto che Hoxhaj prese una pistola e sparò tre colpi. I quattro riuscirono poi a disarmare Hoxhaj e a scaraventarlo a terra, riempendolo di calci e pugni, prima di scappare.

Sul posto, pochi minuti più tardi, arrivarono le ambulanze del 118 chiamate da diversi cittadini che avevano assistito allibiti alla scena. Hoxhaj, lo zio e un cugino vennero portati all’ospedale Ca’ Foncello mentre i carabinieri hanno iniziato la caccia - ora conclusa - al gruppo degli aggressori.

 

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso