«Tassi d’usura» Ma banca innocente

TREVISO. La banca ha applicato tassi d’usura: lo dice una sentenza civile del Tribunale di Treviso. Nessuno, però, è penalmente responsabile, né i vertici della banca, né direttore e dipendenti della filiale di Volpago: i calcoli erano talmente complicati che nemmeno «i funzionari bancari operanti» potevano sapere di aver superato la soglia di legge. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari, Umberto Donà, su richiesta del pubblico ministero Antonio Miggiani.
Una vicenda clamorosa, portata alla luce da un imprenditore, Antonio Zanette, titolare della “Scat Convex Bottoms” di Nervesa. L’uomo si è visto arrivare un decreto ingiuntivo da parte della Banca Popolare di Verona. Motivo: un “rosso” da oltre 29 mila euro, risultante da uno scoperto in conto corrente (24 mila euro) e da un residuo di finanziamento erogato dalla stessa banca (poco più di cinquemila euro). Qualcosa in quei conti, però, secondo l’imprenditore non quadra. Per questo motivo decide di opporsi in sede civile al decreto ingiuntivo. Il giudice (siamo nel 2008) dispone una consulenza tecnica sui conti, affidando al dottor Giovanni Francescon una perizia al fine di «determinare il tasso di interesse effettivo globale praticato durante tutta la durata del rapporto e l’eventuale sconfinamento rispetto ai tassi soglia». E ciò che emerge è chiarissimo: i tassi applicati dalla banca erano oltre la soglia che configura l’usura. «Il consulente tecnico», scrive il giudice, «ha accertato che c’è stato un superamento del tasso di soglia per otto trimestri, tra il 2002 e il 2005». Risultato: «maggiori addebiti da parte della banca per complessivi 3.900 euro, approssimati». Il credito reale, insomma, era di 25.492 euro, contro i 29.392 reclamati nel decreto ingiuntivo.
Forte di quella sentenza, l’imprenditore decide (assistito dall’avvocato Silvia Berta) di procedere in sede penale contro la banca. Alla chiusura delle indagini da parte della Procura, però, a cavallo tra il 2011 e il 2012, arriva il boccone amarissimo: il pubblico ministero chiede l’archiviazione «ritenuto che il reato appare prescritto» e rilevato «in ogni caso che manca la prova dell’elemento soggettivo del reato, non risultando che i funzionari bancari fossero a conoscenza della natura usuraia degli interessi richiesti, anche in considerazione della complessa normativa sottostante che rende assai difficoltosa la determinazione dei tassi massimi ottenibili».
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