Task force, termoscanner e tamponi «Ecco come alla Master abbiamo isolato i positivi continuando a produrre»
VEDELAGO
«Abbiamo avuto otto casi di coronavirus in azienda ma siamo riusciti a contenere ogni rischio, continuando a crescere nel fatturato. Il tutto grazie ad una task force costituita in via preventiva due mesi fa, non appena si è palesata l’emergenza. Eravamo preparati a combattere contro questo fantasma e abbiamo vinto noi». A raccontare un caso di gestione virtuosa della sfida contro il Covid è Adriano Bianco, ceo dell’azienda Master che esporta gnocchi “made” in Vedelago nel mondo.
Quando si sono verificati i casi e come avete bloccato i contagi tra i 120 dipendenti? «Una settimana e mezza fa un nostro dipendente ci ha chiamato una mattina dicendo di avvertire un'alterazione. È arrivato in sede, gli è stata misurata la temperatura ed ha fatto retromarcia. Poiché è risultato positivo al coronavirus ho chiamato un virologo in azienda. Abbiamo ordinato tamponi per tutti, l’adesione era su base volontaria ma tutti i 120 dipendenti hanno scelto di partecipare. Abbiamo registrato 8 casi. Oltre alla misura della quarantena per i positivi, abbiamo continuato con i test: la settimana scorsa i dipendenti si sono sottoposti ai tamponi volontariamente tutti i giorni. Questa settimana abbiamo rifatto i test e possiamo confermare di essere tutti non positivi, mentre alcuni dipendenti, risultati in precedenza positivi, stanno per terminare la quarantena a casa».
Oltre ai tamponi per il monitoraggio dei contagi, quali altre misure di prevenzione avete posto in atto? «Abbiamo costituito una task force non appena si era presentata l’emergenza. L’avvocato Alberto Bozzo del foro di Treviso ci ha assistito per essere reattivi nell’affrontare eventuali casi che effettivamente si sono presentati. Già due mesi fa abbiamo installato dei tornelli con termoscanner per garantire lo scaglionamento degli ingressi dei dipendenti e il contestuale rilevamento automatico della temperatura. In caso di febbre il dipendente viene bloccato all’ingresso. Questo sistema è efficiente, salvo i casi degli asintomatici, ecco perché abbiamo monitorato la situazione con i tamponi».
Siete risaliti all’origine del contagio? «Sì, il virus è arrivato da un contatto esterno all’azienda, in Italia. Abbiamo sempre proceduto a tutte le sanificazioni opportune, ma eravamo preparati a quest’eventualità. Il lavoro di squadra e i professionisti che ci hanno affiancati in questa sfida ci hanno permesso di mantenere la produttività, senza perdere in alcun modo efficienza». —
maria chiara Pellizzari
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








