Stop al Canova, Conte attacca i grillini Save congela quattro milioni di opere

Il sindaco invita il ministro a Treviso: «Venga a visitare il nostro territorio e non fermi il suo sviluppo economico»
ZAGO AG.FOTOFILM TREVISO AEROPORTO A. CANOVA
ZAGO AG.FOTOFILM TREVISO AEROPORTO A. CANOVA



Il clamoroso stop del governo Pd-5 Stelle al piano di sviluppo del Canova diventa un caso politico, già deflagrato in Senato. La Lega tuona: «I grillini sono contro lo sviluppo». È stato infatti il ministro grillino Costa a non voler firmare (su consiglio del senatore trevigiano 5stelle Gianni Girotto) il piano di sviluppo del Canova, rimandandolo di nuovo all’esame della (nuova) commissione per la Valutazione di impatto ambientale (Via) dopo le proteste dei comitati trevigiani. A Treviso ieri è scoppiata la bufera: Ca’ Sugana grida allo scandalo attaccando il governo a trazione Pd-5 Stelle; mentre Save - la padrona dello scalo trevigiano - si appresta a congelare i 4 milioni di opere di mitigazione previste con la realizzazione del master plan dell’aeroporto Canova, ossia il piano di sviluppo dello scalo. Un piano che lunedì è stato bloccato dal ministro dell’Ambiente.

il colpo di scena

Quella che sembrava una mera formalità, la firma finale del ministro Sergio Costa dopo il parere positivo allo sviluppo (con 10 prescrizioni) dello scalo, parere arrivato tra estate e autunno, si è rivelata tutt’altro. E ora passeranno altri mesi all’insegna dell’immobilismo. Il sindaco di Treviso Mario Conte si scaglia contro i 5 Stelle: «Quelli del “no” a tutto» dice il primo cittadino, pronto a chiedere un incontro d’urgenza a Costa. E gli altri attori della vicenda? Dal Comune di Quinto (da sempre contrario al master plan) non è ancora arrivata una presa di posizione ufficiale. Mentre quelli del Comitato, che pare abbia fatto la mossa giusta al momento giusto, ribadendo al ministero appena una decina di giorni fa una serie di punti sulle criticità del Canova (in parte inoltrate anche alla Commissione europea con un formale esposto), sperano in una completa rivalutazione del progetto.

Save

Enrico Marchi, presidente di Save (società veneziana che ha fagocitato Aertre, la società che gestisce direttamente il Canova), «prende atto» della scelta di Roma ma preferisce stare alla finestra, specificando come i 4 milioni di opere di mitigazione previsti nel progetto, con questa improvvisa battuta d’arresto, siano ora «inevitabilmente bloccati». Forse, economicamente parlando, per Save-Aertre è andata meglio così: ad oggi, infatti, stanno ottenendo il massimo con il minimo: 3,3 milioni di passeggeri nel 2018 al Canova, definito dai gestori stessi «il volume massimo di passeggeri che lo scalo può gestire».

il business

Indipendentemente dai «no» di Roma, d’altronde, il mercato dei voli low-cost targato Ryanair continua a essere attrattivo, al Canova. Ma ora, di fronte a tutto ciò, c’è pure chi teme che Marchi&Co. possano farsi da parte, dopo che la previsione di investimenti per lo scalo di San Giuseppe era già stata più che dimezzata, passando dagli oltre 160 milioni di euro previsti per uno dei primi progetti di sviluppo ai 60 milioni dell’ultimo “mini” master plan, che comprendeva appunto i 4 milioni (cifra che sarebbe inevitabilmente salita considerando le prescrizioni imposte dal ministero) per le opere di mitigazione, tra cui migliorie a parcheggi e viabilità, alberature e quant’altro. Un master plan, l’ultimo, che per il sindaco di Treviso Conte «aveva tenuto conto delle esigenze di tutti».

la rabbia di conte

«Tutto ciò è davvero assurdo, siamo di fronte a un attacco allo sviluppo: qui la crescita armoniosa di un territorio è paralizzata e rimessa completamente in discussione per colpa di un governicchio in salsa giallorossa», sbotta Conte, «Non si parlava di aumento del numero di voli ma di maggiori sicurezza e salute. Evidentemente tutto ciò non bastava a quelli del “no” a qualsiasi progetto di sviluppo per un territorio circondato da patrimoni Unesco che ha di fronte la sfida delle olimpiadi invernali e dei mondiali di sci. Invito Costa a venire qui, prima che gli imprenditori, dei veri eroi, che hanno sempre dimostrato voglia di investire per far grande quest’area del Paese, si stanchino: l’Italia deve correre, non andare in retromarcia ascoltando chi è contro la Pedemontana e, pare, anche contro l’aeroporto di Treviso». E ancora Save dice: «Prendiamo atto di quanto deciso dal ministero» dice Marchi, «Crediamo tuttavia che questa decisione possa essere un passo a ritroso per il territorio». —



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