Lavoro e povertà: in provincia di Treviso 1 su 4 guadagna meno di 20 mila euro annui
Sono 80 mila i lavoratori con retribuzione lorda annua da 20 mila euro in giù. Tra i più penalizzati gli addetti alla ristorazione e alla sanità, insegnanti e colf

Lavorare per guadagnare meno di 20 mila euro lordi all’anno di stipendio, circa mille euro al mese, e tentare di vivere nel modo più dignitoso possibile, nonostante inflazione, aumento dei costi delle bollette e del carrello della spesa.
È la condizione dei nuovi poveri, lavoratori che, con il loro stipendio, faticano ad arrivare a fine mese soprattutto ora che i prezzi e i costi sono alle stelle. Nella Marca hanno raggiunto quota 80 mila, tra loro ci sono operatori socio sanitari, camerieri e lavapiatti, colf e badanti, insegnanti e addetti a fornire servizi per le imprese. Un lavoratore su 4 sul totale degli impiegati nel settore privato.
I numeri
I dati emergono da una ricerca commissionata da Filca Cisl Belluno Treviso, che ha analizzato i dati relativi al lavoro nella provincia. Tra le tematiche approfondite c’è quella dei lavoratori dipendenti trevigiani suddivisi per categoria e dei loro compensi.

Se a guadagnare di più sono quelli concentrati nelle attività finanziarie e assicurative, circa 8.600 persone, che si portano a casa oltre 50 mila euro lordi annui, seguiti dai chi si occupa di forniture di energia elettrica e gas, che include appena 614 lavoratori con 46 mila euro, alla base della piramide ci sono tutti i lavoratori che guadagnano meno di 20 mila euro annui, la cifra scelta convenzionalmente per stabilire la soglia di “povertà professionale”.
I nuovi poveri
Secondo lo studio i lavoratori appartenenti alla sanità e all’assistenza sanitaria, che nella Marca sono circa 11 mila, hanno una Ral (retribuzione lorda annua) media di 18.800 euro, che si traduce in poco più di mille euro mensili.
Subito dopo ci sono i 7.500 addetti alla fornitura di servizi con 18.127 euro annui e poi gli insegnanti e i lavoratori che gravitano nel mondo dell’istruzione, che nel trevigiano sono 11.700 e hanno uno stipendio lordo annuo di circa 16.447 euro.
Poco sotto ci sono i dipendenti di attività artistiche e sportive di intrattenimento, circa 1.300 persone che si portano a casa 15.900 euro. Sotto la soglia dei 15 mila euro annui lordi ci sono le fette dei lavoratori più ampie: i dipendenti delle agenzie che offrono servizi per le imprese, un esercito di oltre 27 mila persone con una retribuzione annuale di 14.800 euro e un netto di 920 euro mensili, i lavoratori domestici con una paga annua di 12.300 euro e 785 euro netti mensili. Infine , quelli meno pagati tra tutti sono i lavoratori impiegati in attività di servizi di alloggio e ristorazione: 20.600 persone con uno stipendio lordo annuo di 10.794 euro e un netto mensile di 696 euro.
Nella ricerca della Filca emergono anche i dati relativi ai lavoratori appartenenti agli altri comparti. La maggior parte dei dipendenti, oltre 122 mila persone, lavora nel settore della manifattura e ha uno stipendio medio annuo di oltre 30 mila euro, che equivale ad una media di 1.700 euro al mese.
A livello numerico seguono poi i dipendenti del commercio: quasi 38 mila persone con una Ral media di 24.700 euro, e i lavoratori nel campo delle costruzioni: 20.600 addetti con uno stipendio lordo annuale medio di 24.300 euro.
Il commento
«Questa ricerca prende in esame la retribuzione media di ogni categoria di lavoratore, non fa distinzione tra le diverse tipologie di contratti somministrati», specifica Francesco Orrù, il segretario generale della Cisl Belluno Treviso, «A guadagnare di meno sono i lavoratori che hanno contratti part-time o periodici durante l’anno e questo incide sulla retribuzione».
Dati alla mano il segretario continua: «Resta il fatto che gli stipendi sono bassi, mentre l’inflazione ha alzato i prezzi di tutto. Stiamo lavorando per modificare i contratti e anche sulla contrattazione di secondo livello per fare in modo che i compensi possano alzarsi e permettere ai lavoratori di vivere dignitosamente».
Orrù poi torna sulla proposta di legge avanzata dalla Cisl: «Abbiamo proposto di far partecipare i lavoratori agli utili delle imprese, in questo modo la produttività arriva ai lavoratori e la ricchezza delle aziende potrà arrivare realmente sul territorio».
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