Stefanel, via agli esuberi: nel primo giorno tredici licenziamenti

PONTE DI PIAVE. Martedì è partita la procedura di licenziamento dei lavoratori Stefanel di Ponte di Piave. Si tratta di uscite su base volontaria, nel primo giorno sono 13 gli impiegati che hanno firmato l’addio all’azienda a partire dal febbraio 2020.
Dovrebbero essere, alla fine della procedura, al massimo 42, al netto ovviamente di un peggioramento della situazione della società nel corso dei prossimi dodici mesi. Potranno beneficiare degli incentivi all’esodo concordati con i sindacati e di due anni di Naspi a partire dall’anno prossimo. È il primo passo concreto - assieme alla chiusura di alcuni negozi, compreso quello in centro a Treviso - del piano di ristrutturazione che Stefanel dovrà presentare in Tribunale entro il 15 aprile per la procedura di concordato. In questi giorni è arrivata anche l’ufficialità della cassa integrazione straordinaria concessa dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, fino al 10 febbraio 2020.
Infine, l’altro fronte su cui si sta muovendo l’azienda è la ricerca di un immobile, sempre a Ponte di Piave, che - come annunciato all’inizio della vertenza - ospiti l’attività dopo l’addio alla sede attuale, considerata troppo grande. . «Martedì abbiamo iniziato a firmare i primi licenziamenti, il progetto prevede al massimo 42 esuberi a Ponte di Piave, ci auguriamo che possano essere di meno» commenta Cristina Furlan, Filctem Cgil Treviso, «ora attendiamo che la società presenti nei dettagli il piano che ci ha anticipato, e che dovrà sottoporre al tribunale. Ci aspettiamo, comunque, anche investimenti, accanto ai sacrifici che sono stati annunciati, oltre alla permanenza della sede a Ponte di Piave o comunque in zona. Oggi in azienda si continua a lavorare, c’è la cassa integrazione a rotazione il venerdì, ma non ci sono mai stati problemi di pagamenti o di ritardi da parte della società». La perdita a bilancio per Stefanel è di 20,9 milioni di euro, quasi il triplo del patrimonio netto che vale 7 milioni e mezzo. L’esposizione debitoria, a fine 2018, superava i 150 milioni di euro. Ai lavoratori viene proposto anche il trasferimento nella sede di Milano.
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