Dallo Stato alle Regioni, negli ultimi dieci anni quasi 12 milioni di euro: ecco tutti gli aiuti pubblici ricevuti dal gruppo Electrolux
Negli ultimi dieci anni incassati 11,7 milioni per lo sviluppo di nuovi prodotti, per l’assessore veneto Bitonci sono stati erogati complessivamente 130 milioni. Nel conto, oltre agli sgravi fiscali per le assunzioni, gli ammortizzatori sociali

Un fiume con mille affluenti, che si dirama in grandi canali e piccoli rivoli. A volte scorre sotterraneo, a volte alla luce del sole. Come i 200 milioni di finanziamento della Bei destinati quasi interamente alle attività di ricerca e sviluppo di Pordenone.
Definire la portata dei finanziamenti che, nel corso degli anni, ha ricevuto Electrolux da parte pubblica è un rebus che per essere risolto richiede uno sforzo congiunto: a Nordest le Regioni interessate dagli stabilimenti a rischio esuberi si stanno muovendo in questa direzione analizzando, sotto diversi aspetti, quanto effettivamente l’azienda abbia incassato. Un tema politico, oltre che economico, da far pesare quando si tornerà al tavolo con il colosso svedese, che nel primo incontro al Mimit non ha mostrato disponibilità a tornare sui suoi passi.
L’annuncio
La ricerca parte da alcuni documenti ufficiali. Il primo è una lunga nota della Bei, la banca europea degli investimenti, datata 23 dicembre 2024. Il tema è quello su cui, da giorni, si interroga il dibattito politico. Le politiche ambientali europee, che secondo molti rischiano di mettere un cappio alla competitività dei prodotti Ue che sul mercato devono fare i conti con la concorrenza asiatica e turca. In questo caso si tratta di un incentivo all’innovazione: un prestito Bei sostenuto da InvestEu volto a finanziare lo sviluppo di «una gamma di beni di consumo più rispettosi dell’ambiente».
Una «ricerca pionieristica», quella che la Bei intende favorire attraverso la creazione di apparecchi per la preparazione e conservazione degli alimenti e la cura di tessuti e stoviglie. Una tecnologia che ha come fine ultimo la riduzione del consumo di energia. Il finanziamento copre attività di ricerca e sviluppo che, fa sapere la nota, «verranno realizzate prevalentemente a Pordenone, in Italia, e in minor parte in Svezia, Germania, Polonia e Romania».
Il riferimento è allo stabilimento di Porcia, quartier generale di Electrolux nel Paese, dove lavorano gli impiegati dedicati a ricerca e sviluppo, anche loro interessati dai tagli annunciati dall’azienda, motivo che ha contribuito alla compattezza con cui tutti i dipendenti hanno scioperato nei giorni passati. Il cronoprogramma, sempre stando al documento di fine 2024, prevedeva la fine delle attività di ricerca e sviluppo entro il 2026. Il prestito rappresenta la quinta operazione finanziaria conclusa tra la Bei e il gruppo Electrolux a partire dal 1989.
Il registro degli aiuti
Scendendo nel dettaglio degli aiuti che Electrolux ha ricevuto in Italia, un punto di partenza è il Registro nazionale degli aiuti di Stato. Un progetto cofinanziato dall’Unione europea che, in un’ottica di trasparenza, permette di estrapolare i dati relativi anche singole aziende. Tre le ricerche che consentono di delineare l’ammontare di quelli ricevuti dal gruppo Electrolux, che in Italia conta Electrolux Italia S.p.A., Electrolux Appliances S.p.A. ed Electrolux Logistics Italy S.p.A., tutti con la stessa sede, Porcia. Non è invece conteggiata Electrolux Professional Group, una realtà distinta e indipendente, senza alcun legame operativo con Electrolux Group ormai dal 2020: le misure annunciate, peraltro, non riguardano attività, siti produttivi o dipendenti di Professional che ha comunque voluto «esprimere vicinanza alla comunità locale e a quanti sono coinvolti dai recenti sviluppi che interessano i siti industriali del territorio, incluso quello di Porcia».
La ricerca relativa a Electrolux Italia è quella che dà risultati più corposi. Negli ultimi dieci anni sono stati erogati contributi per le motivazioni più disparate e per diversi siti produttivi: studio e sviluppo di nuovi elettrodomestici, rimozione di amianto, esonero dei contributi previdenziali per nuove assunzioni. Finanziamenti che vanno da 2.000 euro a oltre 2 milioni, concessi da varie autorità. Il più corposo è quello erogato nel 2023 nell’ambito del fondo per la crescita sostenibile, 2,7 milioni. Sommati, gli aiuti degli ultimi dieci anni ammontano a più di 11 milioni di euro, cui si aggiungono i minori apporti delle altre due società. Il totale è di 11,7 milioni di euro in dieci anni.
Le Regioni Fvg e Veneto
Una cifra, quella degli aiuti di Stato rientranti negli obblighi di trasparenza comunitaria, alla quale vanno certamente aggiunte altre voci. Capire quanto questi aiuti abbiano pesato a Nordest, dove il gruppo conta oltre alla sede centrale anche lo stabilimento trevigiano di Susegana, è una leva politica fondamentale. L’assessore regionale alle attività produttive del Veneto Massimo Bitonci, fino a pochi mesi fa sottosegretario al ministero delle imprese e del Made in Italy, durante l’incontro convocato nei primissimi giorni della crisi a Venezia e che aveva visto collegati via video anche gli assessori della Regione Friuli Venezia Giulia, Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen, aveva parlato di oltre 130 milioni di contributi pubblici erogati nel tempo su circa 400 milioni di investimenti, senza contare Industria 4.0 e gli incentivi alla transizione.
L’estrazione è ricavata dalla piattaforma OpenCup, il portale italiano che pubblica i dati aperti su tutti i progetti di investimento pubblico finanziati con risorse nazionali, europee o private. L’estrazione dei dati è stata riferita a progetti realizzati da e per Electrolux in Italia ma sono esclusi i contributi che non costituiscono aiuti di Stato e che supportano progetti e investimenti tramite crediti d’imposta. Anche gli assessorati del Friuli Venezia Giulia hanno interpellato gli archivi. Lo stabilimento di Porcia, infatti, nel 2014 venne salvato grazie a un accordo di programma con il Mise che vide coinvolta anche la Regione. Diversi gli incentivi che vennero messi in campo al termine di un negoziato particolarmente lungo e delicato, con misure che spaziavano anche nella fiscalità. La Regione Fvg compartecipò con 1,4 milioni di euro all’accordo di programma. Le ricerche effettuate dagli assessorati alle Attività produttive e Lavoro, anche loro in prima linea per difendere competitività e lavoratori del territorio, fanno emergere anche altri tipi di contributi: alcuni relativi alla filiera del bianco nel 2015 (790.000 euro), quelli Por Fesr per innovazione di processo nel 2017 (363.000 euro), 2018 (270.000 euro) e 2021 (70.000 euro) che peraltro già rientrano nel computo del Registro nazionale aiuti di Stato, e 3,5 milioni erogati come contributi regionali ai contratti di solidarietà.
E poi ci sono gli ammortizzatori sociali, gestiti a livello centrale, come la cassa integrazione, ordinaria e straordinaria. Gli aggregati di settore aiutano a inquadrare la situazione. Il dato, di pochi giorni fa, è stato diffuso da Fim Cisl Fvg. Attualmente sono 92 le aziende del metalmeccanico in Fvg con ammortizzatori sociali attivi, contro le 55 registrate a fine 2025: un incremento del 67 per cento, che interessa 8.335 dipendenti. Di questi, 5.758 sono in cassa integrazione, oltre 1.400 in più rispetto a fine 2025, pari a circa il 10 per cento degli addetti dell'intero settore metalmeccanico regionale. Le province maggiormente coinvolte sono Pordenone, con 44 aziende interessate, e Udine con 39. Anche senza considerare l'impatto che potrebbe avere Electrolux, le aziende che più preoccupano i sindacati sono tutte realtà a capitale estero.
Dal basso
Tra aiuti diretti e indiretti, agevolazioni fiscali e ammortizzatori sociali, il quadro è già abbastanza complesso. Aggiungiamo, quindi, il bonus elettrodomestici: 50 milioni di euro nel 2025 destinati alle famiglie, con l’obiettivo di favorire il rinnovo degli apparecchi presenti nelle case degli italiani. Di questi, una quota può aver contribuito al rilancio di un settore del quale Electrolux è un player riconosciuto. Ma che non è stata sufficiente, a giudicare dal piano di riorganizzazione, a garantire una competitività tale da evitare esuberi per il 40 per cento della forza lavoro in Italia. Un problema che è stato richiamato anche nel corso dell’assemblea pubblica indetta a Porcia, organizzata dal Comune, durante la quale le sigle sindacali (Gianni Piccinin per Fim, Simonetta Chiarotto per Fiom e Roberto Zaami per Uilm) hanno descritto ai primi cittadini del territorio lo stato dell’arte.
Per Porcia si tratta di un momento particolarmente difficile, che per certi versi ricorda quello del 2013/14 quando per salvare il plant della chiusura il territorio si mosse in modo trasversale. «Sono cambiate anche le abitudini del consumatore», ha detto Piccinin, «che ora si orienta su elettrodomestici del valore di 4-500 euro. I prodotti asiatici oggi costano poco e durano più di un tempo, possiamo dire che sono all’avanguardia».
Un problema di competitività sul mercato, dunque, che ha portato una fabbrica che per 55 anni ha lavorato a doppio turno a passare alla giornata unica. Si prospetta una riduzione della produzione, togliendo proprio quella lavasciuga che nel 2014 fu il motore del salvataggio e le lavatrici che non rientrano nella piattaforma Omega: un passaggio da cinque a tre linee produttive che, secondo Zaami, è l’anticamera della chiusura. «Abbiamo estrapolato i dati di bilancio 2020-2024» spiega Chiarotto. «L’azienda ha distribuito dividendi per 138 milioni di euro. Ha avuto contributi pubblici, in termini di crediti di imposta, per 20.996.094 euro. Nel nostro territorio ha investito fino al 2020: non possiamo dire che non l’abbia fatto, perché le tecnologie che ci sono a Porcia sono altissime. Ma ora è evidente che se ne stia andando».
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