Si siede sulla scultura per un selfie e le mozza tre dita. Poi se la svigna

POSSAGNO
Un gesto di superficialità, una disattenzione: così l’arte del Canova è stata sfregiata. Un che rischia di costare caro a chi l’ha commesso ed è fuggito, sperando di far perdere le sue tracce. Tra le 12.23 e le 12.24 di venerdì un visitatore della “Gypsotheca Antonio Canova” di Possagno, appartenente con ogni probabilità a una comitiva austriaca di nove persone, si siede sulla celeberrima statua di Paolina Borghese Bonaparte, forse per riposarsi, forse per un malaugurato selfie: vanno in frantumi le prime tre dita del piede destro.
«Ce ne siamo accorti subito», racconta Moira Mascotto, direttrice del museo, «grazie al nostro servizio di guardie di sala che monitorano costantemente i nostri tre ambienti. Per fortuna abbiamo recuperato i pezzi, che abbiamo messo in sicurezza, in attesa del restauro». Nel frattempo però la comitiva aveva già guadagnato l’uscita, ma le telecamere a circuito chiuso hanno svelato molti dettagli. «Le immagini», prosegue Mascotto, «le abbiamo già consegnate ai carabinieri di Pieve del Grappa, che sono intervenuti immediatamente; da quello che abbiamo visto, questa persona, un maschio adulto, appena ha capito di aver danneggiato l’opera, si è guardato intorno alla ricerca delle telecamere (ce ne sono due, ma si notano poco, ndr), si è alzato con fare indifferente, guadagnando l’uscita. E non ha segnalato il danno».
La direttrice è in carica da appena dieci giorni, ma sa bene, da esperta di musei e storica dell’arte, che queste cose possono capitare. «I danni alle opere d’arte fanno parte della storia di qualsiasi istituzione culturale; qui il problema è che le opere sono in gesso, quindi ancora più fragili. Per questo chiediamo ai nostri visitatori di portare lo zaino sulla parte anteriore del torace e di mantenere le distanze di sicurezza; penso che la maggior parte di loro sia attento e sensibile. Purtroppo c’è sempre qualcuno che non capisce quanto preziose siano e quanto sia importante consegnarle intatte alle generazioni future».
Il calco danneggiato è a Possagno dal 1829 e ha già patito i danni della Grande Guerra, perdendo in quel caso la testa, parte della mano sinistra e le dita del piede destro, mutilate venerdì mattina. «Anche stavolta», aggiunge la direttrice, «si dovrebbe ricomporre tutto, ma non so dire i tempi del restauro; per questo ci siamo messi da subito in contatto con la Soprintendenza e col nostro restauratore. Conto che il responsabile, una volta individuato, paghi i danni causati». Sconcertati i molti visitatori presenti anche ieri, che guardano con disappunto il danno al piede della statua, dispiacendosi di non poterla ammirare nella sua interezza. «Credo», conclude la direttrice, «che nelle persone si debba instillare il seme del senso civico e della responsabilità; qualcuno, come questo visitatore disattento si sente libero di tenere atteggiamenti poco consoni al luogo in cui i trova». Quella in effetti, per quanto il panneggio canoviano sia molto realistico, non era proprio una panchina. —
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