Sette mesi di Cirinnà Nel capoluogo boom di unioni gay

Dossier del coordinamento Lgbt: «Finalmente si cambia» A Treviso 21 cerimonie su un totale di 38 in tutta la Marca
Di Federico Cipolla
ZAGO AG.FOTOFILM TREVISO PRIMO MATRIMONIO GAY A PALAZZO RINALDI
ZAGO AG.FOTOFILM TREVISO PRIMO MATRIMONIO GAY A PALAZZO RINALDI

In sette mesi sono state ben 38 le unioni civili tra persone dello stesso sesso registrate in provincia di Treviso. A far la parte del leone il capoluogo, con 21 matrimoni gay celebrati.

Sono i dati presentanti dal coordinamento Lgbte che negli ultimi giorni ha ultimato la ricerca con le informazioni degli uffici anagrafe dei 95 comuni della Marca trevigiana.

«Ma i numeri sono destinati a salire, siamo convinti che quest’anno saranno di più le unioni civili», spiega Marina Marzari di Lgbt, «Bisogna considerare che da fine luglio a gennaio, i Comuni hanno registrato le unioni attraverso un decreto ponte, che solo a inizio anno è diventato definitivo; e che ci è voluto del tempo anche per gli uffici dei municipi per adeguarsi alla nuova disciplina. In più noi stessi dobbiamo mettere da parte un’idea che ci accompagnava da molti anni, ovvero che non ci saremmo potuti sposare in Italia».

Restano 81 i Comuni in cui non è arrivata alcuna richiesta di unione civile. Oltre a Treviso, dove sono state appunto 21, a Conegliano, Mogliano, Oderzo e Spresiano sono state due per ogni municipio; mentre le restanti 8 sono state registrate ad Asolo, Mareno, Possagno, Povegliano, Quinto, San Biagio, Silea, Villorba e Vittorio Veneto. Stando alle stime, perché non tutti gli uffici Anagrafe hanno comunicato il sesso della coppia, il 70% delle unioni civili sono tra uomini, e il 30% tra donne.

Treviso ha battuto tutti anche nel tempismo: il primo matrimonio gay registrato è quello dei fioristi di Piazza Pola, Joe Fernandes e Franco Fighera, che si erano sposati in precedenza in Brasile; successivamente la prima celebrazione vera e propria a palazzo Rinaldi è avvenuta a settembre con Gianni Berti e Maurizio Impollonia. «Abbiamo saputo di difficoltà in alcuni Comuni nel fare le pratiche», continua Marzari, «Per quanto ci è stato riferito i motivi sono legati alla materia nuova, al fatto che gli impiegati magari non sanno ancora come comportarsi, non a scelte politiche».

Di opposizioni politiche invece ne sono state fatte, ma tutte sono rimaste sulla carta. In alcuni comuni i sindaci hanno annunciato fin dagli albori della legge Cirinnà che non avrebbero fatto utilizzare la sala dedicata ai matrimoni tradizionali per le unioni civili, ma così non è stato; come nessun sindaco alla fine ha bloccato la registrazione di una coppia. «L’obiezione di coscienza non è contemplata nella legge delle unioni civili, quindi se i sindaci impedissero la registrazione commetterebbero un reato», spiega Marzari, «Anche i primi cittadini che non le vogliono celebrare comunque si fanno sostituire da assessori, consiglieri o funzionari comunali». La Lega Nord ha dato il suo diktat, imponendo ai suoi sindaci di non celebrare le Unioni Civili, ma a Oderzo Maria Scardellato ha deciso di non piegarsi e ha sposato una coppia gay. Quest’anno il Circolo Uaar (Unione degli atei e agnostici razionalisti) di Treviso organizza un corso di avvicinamento all'Unione Civili per le coppie gay. Sei appuntamenti in cui si affronteranno i temi legali, quelli psicologici, e quelli fiscali.

Primo appuntamento il 22 marzo alle 20.45 con l’avvocato Michela Nieri, nella Casa dei Beni Comuni, poi tre appuntamento con la psicologa Anita Curreli, e infine il 19 aprile con l'avvocato Silvia Manildo e con Maria Reposso dello Uaar di Padova.

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