Ca’ della Robinia, l’assoluzione di Sernagiotto. Il legale: «Remo ha lottato fino alla fine»

All’indomani della sentenza d’appello che cancella la condanna per corruzione, l’avvocato Crea ricorda il caso giudiziario: «Rinunciò all’immunità parlamentare»

Marco Filippi
A sinistra una foto d'archivio con l’avvocato Crea e al centro Sernagiotto. A destra l’avvocato Benozzati, legale di Baldissin
A sinistra una foto d'archivio con l’avvocato Crea e al centro Sernagiotto. A destra l’avvocato Benozzati, legale di Baldissin

«Con l’assessore, poi onorevole, Remo Sernagiotto i momenti di vita vissuta non sono stati pochi. Anzi, per quasi quindici anni abbiamo fatto un percorso di strada politica insieme e oggi, come ieri, posso continuare a dire che ripensando a tutto quell’accusa era tanto infamante quanto infondata».

Così l’avvocato Fabio Crea, legale dell’europarlamentare Remo Sernagiotto, assolto dai giudici della Corte d’Appello per il caso di Ca’ della Robinia, la cooperativa che avrebbe dovuto realizzare una fattoria sociale per disabili nella sede dell’ex Disco Palace di Nervesa, ceduta, secondo l’originaria accusa della Procura della Repubblica, da Giancarlo Baldissin a un prezzo superiore a quello di mercato.

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«Nel processo – prosegue Crea – avevo portato la prova documentale della sua innocenza: la modifica dell’articolo 8 della Legge Regionale, che consentiva l’accesso al fondo di rotazione anche per l’acquisto di immobili non fu un’invenzione, una decisione di Sernagiotto, ma fu un’elaborazione della Quinta Commissione Sanità e Sociale del consiglio Regionale del Veneto, cui non partecipava Sernagiotto. E, infatti, fu proprio la Commissione a modificare anche l’articolo consentendo l’accesso al fondo di rotazione di coloro che partecipavano al bando con l’acquisto di immobili. Come se non bastasse, la stessa Commissione redasse lo schema di bando pubblico con l’assegnazione dei punteggi, anche per quanto riguardava l’acquisto di immobili. La Procura acquisì nel corso dell’indagine preliminare soltanto la delibera di Giunta e non l’intero percorso amministrativo e consiliare. Sono stato io ad acquisire tutti gli atti, che, ovviamente, poteva acquisire anche la Procura nel corso delle indagini».

Ciò che premeva a Sernagiotto, ricorda il suo legale, era l’assoluzione perché si sentiva innocente. Per questo motivo rinunciò anche all’immunità parlamentare.

«La Corte di Appello di Venezia – continua – non ha pronunciato una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione dei reati, possibile visto che erano reati prescritti, ma è voluta entrare nel merito. E ciò è possibile soltanto quando la prova dell’innocenza è evidente. Per questo motivo la sentenza di assoluzione è intervenuta con la formula del “fatto non sussiste”».

«Delle moltissime ore trascorse con Remo nel mio studio a studiare ogni sfaccettatura del processo – conclude Crea – nel condividere ogni strategia processuale, mi rimango e mi rimarranno indelebili le sue parole “non voglio usufruire dell’immunità parlamentare perché voglio andare subito a processo, sicuro di essere assolto”. Un’assoluzione arrivata tardi, almeno per le cose terrene».

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