Scoppia la psicosi della banda balcanica
Cresce la paura dopo il massacro di Gorgo. E cambiano le abitudini delle famiglie
GORGO. La paura c’è e si avverte. C’è chi ha già deciso di andarsene lontano da via Sant’Antonino e chi di rivolgersi a un negozio di antifurti per potenziare il controllo della propria abitazione. Molti, moltissimi a Gorgo non riescono a dormire dalla tragica notte del massacro. Di giorno vite più o meno nomali, ma quando calano le prime ombre della sera le finestre si chiudono e le porte si sbarrano. Nemmeno la presenza massiccia di forze dell’ordine, che in questi giorni stanno battendo a tappeto il territorio, contribuisce ad abbassare il profondo senso di insicurezza che serpeggia visibilmente ovunque. «Non riesco più a dormire - confida Firmino Vettori, primo cittadino della comunità gorghense - siamo scossi, arrabbiati e molto preoccupati. Le nostre vite sono cambiate. In tanti si sono rivolti a me ed io li invito a stare tranquilli. Ma non riesco più a dormire. E’ una bestialità troppo atroce per restare indifferenti». Tra i vicini di villa Durante ormai nessuno vuole più parlare. La maggior parte si barrica in casa e si chiude nel silenzio. «Penso proprio che lascerò questa casa e andrò da mia figlia - dice una signora, che non vuole sia citato il nome - anche se ho l’allarme ho paura che non basti a proteggermi». Quell’allarme che se fosse stato installato nella dependance occupata dai coniugi Pelliciardi forse avrebbe cambiato il corso degli eventi. Almeno tre persone residenti nella via che conduce da Gorgo al santuario della Madonna dei Miracoli dicono di essere intenzionate a trasferirsi altrove. «Meglio andarsene che rischiare la vita per pochi spiccioli - dicono - abbiamo troppa paura per restare nelle nostre case». «Difficile dormire - dice il signor Angelo Tonetto - da quella notte basta che i cani abbaino e subito siamo in allarme. Sappiamo che ci sono i carabinieri, che lavorano persino di notte con le torce, ma non basta per addormentarsi. E’ un fatto terribile, che va oltre la nostra comprensione». Ma il senso di insicurezza non riguarda solo chi abita nelle vicinanze o per lo meno in zona. «Abbiamo paura e stiamo pensando di mettere l’allarme - dice Nico De Marco di Orsago - da quando hanno aperto le frontiere qui non si può più vivere. Quella gente deve stare al suo paese e qui deve arrivare solo chi vuole lavorare. E per i colpevoli dovrebbero esserci pene certe e severe. Così non si può più andare avanti». «Io vivo a Mestre - racconta un medico che lavora nel vicino ospedale di Motta - siamo io e mia moglie in una casa. Ieri sono andato dalla vigilanza per chiedergli di rafforzare i controlli sulla nostra abitazione. La sensazione è che potrebbe capitare a chiunque quello che è accaduto ai custodi di quella villa». «Credo che sceglierò di comprarmi un appartamento - dice Stefano Pavan che vive a Fratta di Oderzo - abito in una casa con mia moglie ed i miei figli. Ho scelto la campagna, ma ora abbiamo paura. Forse è meglio che vada a vivere in un posto dove i rischi sono minori». E mentre in tutta la zona le pattuglie di polizia e carabinieri passano incessantemente al setaccio tutti i luoghi frequentati da extracomunitari cresce anche la diffidenza. «Mio figlio ha licenziato la badante rumena - dice l’anziana signora Giuliana R. - era arrivata da poco e non la conoscevamo bene. Ora mi hanno detto che per un po’ andrò a vivere da uno dei miei figli, poi cercheranno una persona fidata. Loro l’avevamo scelta perché non volevamo lasciarmi stare da sola in casa. Ora dopo quanto accaduto ai custodi della villa i miei figli preferiscono che non corra pericoli e io sono d’accordo con loro. Meglio non fidarsi».
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