Scoppia la guerra dei Panevin Arcade disubbidisce, Susegana abdica

Una volta la guerra era tra chi lo faceva più grande, ora tra chi rispetta o meno le regole. Segno dei tempi che cambiano
IL PANEVIN FESTA DELLA BEFANA AD ARCADE. nella foto
IL PANEVIN FESTA DELLA BEFANA AD ARCADE. nella foto

SUSEGANA. Una volta la guerra era tra chi lo faceva più grande, ora tra chi rispetta o meno le regole. Segno dei tempi che cambiano, anche quando si parla di panevin.

La contesa tra il falò di Susegana e quello di Arcade, tradizionalmente i più grandi e spettacolari della Marca Trevigiana, dura ormai da anni, ma il panevin del 2014, che si sta allestendo in questi giorni e che si brucerà alla vigilia dell’Epifania, nasce all’insegna della polemica sul rispetto o meno della nota 246 del 30 gennaio 2013 inviata dalla Questura di Treviso a tutti i sindaci trevigiani, in relazione alle autorizzazioni da rilasciare per le cosiddette “accensioni pericolose”.

In via Casoni, la sera del 5 gennaio prossimo, si rinnoverà la tradizione dell’associazione “I fatti nostri”: verrà dato fuoco non più a una catasta di 700 quintali di legna di vite alta 18 metri, con un diametro di 11 metri, ma a un “piccolo” panevin di 5 metri di altezza.

«Non abbiamo avuto alcuna difficoltà a far accettare agli organizzatori dei panevin suseganesi le disposizioni della Questura di Treviso del 30 gennaio scorso», spiega il sindaco Vincenza Scarpa, «che dettavano regole precise su come si possa rispettare la tradizione senza arrivare ai picchi di inquinamento che l’Arpav ha certificato in passato».

Al tradizionale appuntamento con il panevin di via Casoni, convengono ogni anno non meno di 5 mila persone, attratte sì dal grande falò, ma anche dai fuochi d’artificio, dalle centinaia di calzette regalo distribuite ai bambini, dalla pinza e dal vin brulè distribuiti gratuitamente, dalla lotteria di beneficenza.

«Noi ci siamo adeguati alle regole», spiega il presidente dell’associazione “I Fatti Nostri”, Moreno Granzotto, «non solo per ciò che riguarda le dimensioni, ma anche sulla legna da utilizzare. Il nostro panevin è fatto di sola legna di bosco, non ci sono tralci di vite o legna proveniente da lavorazioni industriali. Spero che anche dalle altre parti facciano lo stesso».

«Tutti gli organizzatori dei 47 panevin promossi dal Consorzio delle Pro Loco del Quartier del Piave hanno recepito le direttive della Questura che abbiamo trasmesso loro», spiega ancora il presidente Roberto Franceschet, «I panevin avranno dimensioni contenute e saranno fatti di legna vergine, e non potrebbe essere diversamente, in quanto l’accensione di fuochi è regolata da una legge nazionale a cui né Regione né Provincia né Comuni possono derogare. I tralci di vite sono considerati rifiuti di lavorazione, che non possono essere assolutamente bruciati».

Nel gennaio dello scorso anno, le rilevazioni dell’Arpav hanno certificato picchi altissimi della concentrazione di polveri sottili (le famigerate Pm10) nell’aria e si sono accese le polemiche, di qui l’intervento della Questura di Treviso.

Ma altri Comuni, come appunto Arcade, hanno deciso di non sottostare a queste disposizioni e di sfudare apertamente i nuovi regolamenti.

In questo modo il primato del panevin più grande della Marca sarà saldo nele mani di Arcade. Ma le polemiche sembrano destinate a restare... accese a lungo.

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