Sant’Antonino, ritorna il Terraglio Est
Il piano degli interventi riesuma l’ultimo stralcio Dosson-rotonda ospedale. Voluto dalla Lega, poi il dietrofont di Zampese

TOME' TREVISO AUTOVELOX IN TANGENZIALE
Rinasce il Terraglio Est a Treviso. Il fatidico ultimo stralcio, poco meno di 3 chilometri, che da via della Industrie a Dosson - dove ora muore la strada che nasce dal Passante di Mestre fra Preganziol e Mogliano - dovrà raggiungere la tangenziale di Treviso all’altezza della rotatoria dell’ospedale.
Un miracolo, o quasi. E’ avvenuto nelle ultime settimane nella discussione sul piano degli interventi, che verrà presentato da sindaco e staff di professionisti (il gruppo dell’architetto patavino Capocchin) il 12 giugno, e che poi dovrà avere il voto preventivo della commissione urbanistica, prima di sbarcare ai Trecento per il voto definitivo.
Nel pacchetto delle sette scelte qualificanti del Piano degli Interventi, quelle che devono marcare, secondo la giunta Manildo, la «netta discontinuità» della pianificazione territoriale rispetto alla gestione leghista dal 1994 al 2013, uno dei punti è il capitolo della grande viabilità di sistema, in un’ottica di «Grande Treviso». Tra le previsioni viabilistiche, infatti, il Piano degli Interventi (che dura 5 anni), contempla appunto il Terraglio Est, e pure il quarto lotto della tangenziale, ma solo fino alla Feltrina, rinunciando (per sempre?) a ogni sviluppo verso Nord- Est.
Ma restiamo al Terraglio Est. Il piano riesuma letteralmente un’arteria voluta dalla Lega (Zaia e Muraro in primis) ma che la stessa Lega aveva poi raffreddato. Da quando il suo sbocco a Treviso – previsto su via Pindemonte e Terraglio, poi alla caserma Boltar – si era spostato a Est, a Sant’Antonino e allo svincolo dell’ospedale. Sandro Zampese, ras leghista del quartiere, aveva convinto l’assessore Sergio Marton a dire no (anni 2011/2012), e l’opera era finita in una sorta di limbo, o dimenticatoio
Il Terraglio Est doveva addirittura essere il gemello del Terraglio Ovest, poi era sopravvissuto nella fatidica legge obiettivo collegata al Passante, una della famose opere complementari, a scorrimento veloce, di collegamento con Treviso. Pur con mille difficoltà, l’arteria è avanzata e ora, dopo i relativi finanziamenti, arriva a Dosson, a viale delle Industrie.
Resterebbe l’ultimo stralcio, con un sottopasso sulle Jesolana (all’altezza della Lottizzazione Nino), l’aggiramento di villa Candiani e lo sbocco sulla rotonda della tangenziale. C’è solo il progetto preliminare, mancano sia l’esecutivo che il definitivo. E poi la questione prima, ovvero i soldi: servono 17 milioni, e non ci sono, allo stato. La Lega, ex sponsor, è contraria in Regione; Manildo e il centrosinistra avevano detto «non si deve fare a tutti i costi», scatenando le ire del sindaco Pd di Casier, Miriam Giuriati, che non vuole restare con la strada morente a Dosson e con il cerino in mano.
Ora la nuova spinta del piano degli interventi, che segue la freschissima benedizione della Via regionale, nel parere sul progetto della cittadella sanitaria: per i professionisti della commissione regionale l’opera è «necessaria in un sistema viabillistico di quadrante, a sostegno del futuro ospedale». E Manildo? Ultimamente, ha chiarito che «se proprio si deve fare, l’opera andrà eseguita con il minimo impatto a tutela della salute dei residenti». Ma è facile prevedere nuove battaglie: il comitato dei residenti è sempre sulle barricate. La Lega di lotta non ne vuol sapere (quella di governo chissà). E pure in maggioranza ai Trecento c’è chi dice: «Ma perché dovremmo dire sì a un’opera imposta dalla Lega al quartiere?»
Andrea Passerini
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