Aggressioni in corsia: a Treviso 770 in un anno tra insulti, pugni e arredi danneggiati
Sono soprattutto intemperanze verbali ai danni di medici e infermieri, ma non mancano scontri fisici. Nell’agosto del 2023 una dottoressa era stata aggredita e colpita da un pugno in pieno volto

Settecentosettanta aggressioni al personale sanitario in provincia di Treviso nel 2024. Aggressioni verbali, nella stragrande maggioranza dei casi. Ma spiccano le 17 fisiche, in due situazioni persino con danneggiamento di oggetti e arredi.
Numeri pesantissimi, che suonano come un allarme. A comunicarli è Francesco Benazzi, direttore generale Ulss 2, a margine di una conferenza stampa dedicata a una donazione a Oncoematologia pediatrica.
Si parla anche della minaccia Covid ormai alle spalle a cinque anni dallo scoppio della pandemia, del bassissimo numero attuale di ricoverati (appena nove), del lavoro straordinario di medici e infermieri nei mesi più duri dell’emergenza sanitaria. E al manager Ulss 2 viene naturale una riflessione sul presente, sull’incubo delle aggressioni al personale sanitario, purtroppo motivo di preoccupazione in tutta Italia: «Sono stati anni molto difficili e va ringraziato tutto il personale sanitario per quello che ha saputo fare. E se in piena pandemia medici e infermieri erano diventati per l’opinione pubblica eroi, è fondamentale che oggi continuino a godere almeno del massimo rispetto. Mi riferisco al grave problema delle aggressioni, ai 770 casi contati solo lo scorso anno nella nostra provincia».
Numeri che fanno pensare a un’altra emergenza, benché non legata a malattie: «In larghissima parte si è trattato di aggressioni verbali, ma 17 sono state pesanti, fisiche. Di cui due con distruzione di cose e arredi».
Viene in mente la denuncia pubblica dello scorso 25 novembre – nel corso di un incontro in Provincia proposto per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne – da parte di Catia Morellato, medico del pronto soccorso di Montebelluna, colpita da un pugno nell’agosto 2023: «Siamo costantemente sottoposte ad aggressioni fisiche e soprattutto verbali. Offese sessiste e sessuali, essendo in gran parte donne. Parolacce, denigrazioni. E io presi pure un pugno in faccia da un paziente».
Su quest’ultimo episodio, poi aggiunse: «Stavo visitando un paziente, arrivava da un incidente ed era un po’ alterato. Non voleva fare accertamenti, lo stavo valutando: all’improvviso, si girò e mi diede un pugno in faccia».
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