Roncade, larve nella pasta dei bambini: il giudice annulla il licenziamento dell’addetta mensa

Il Tribunale di Treviso ha disposto la reintegrazione della dipendente di Dussmann Service, oltre a un’indennità risarcitoria e al versamento dei contributi. Per il giudice, le larve di coleottero erano difficili da individuare 

Le larve rinvenute nella pasta
Le larve rinvenute nella pasta

Il giudice del lavoro ha accertato l’insussistenza del fatto contestato alla dipendente di Dussmann Service. Disposti il rientro al lavoro, un’indennità risarcitoria e il pagamento dei contributi

Il Tribunale di Treviso annulla il licenziamento disciplinare dell’addetta alla mensa dell’Istituto Comprensivo Einaudi di Roncade, finita al centro del caso delle larve di coleottero trovate nei piatti di pasta serviti ai bambini della scuola primaria di San Cipriano. Con la sentenza n. 842/2026, pubblicata l’8 ottobre, la sezione lavoro ha disposto la reintegrazione della lavoratrice, il pagamento di un’indennità risarcitoria e dei contributi previdenziali, condannando inoltre Dussmann Service srl al pagamento delle spese legali. La dipendente è stata assistita dall’avvocato Filippo Angonese.

La vicenda delle larve nei piatti dei bambini

I fatti risalgono al 27 febbraio 2025, quando alcuni alunni della scuola primaria di San Cipriano segnalarono la presenza di larve di coleottero nei piatti di pasta. Il caso ebbe immediata risonanza e, già il giorno successivo, i Nas di Treviso avviarono i controlli.

Mentre gli accertamenti erano ancora in corso, il 28 febbraio la Filcams Cgil chiese un incontro al sindaco e all’azienda che gestiva il servizio mensa. La riunione venne però rinviata in attesa dell’esito delle verifiche. Il 6 marzo Dussmann, ipotizzando un possibile sabotaggio, annunciò di aver presentato un esposto alla Procura.

Il 25 marzo l’azienda licenziò due addette alla distribuzione dei pasti. Tre giorni dopo, la Filcams contestò la gestione dei procedimenti disciplinari, sostenendo che si fossero conclusi prima ancora che la decisione fosse comunicata alle lavoratrici. Il sindacato definì la condotta dell’azienda particolarmente grave, anche perché assunta mentre gli accertamenti delle autorità erano ancora in corso.

Per il giudice le larve erano difficili da individuare

Al centro della decisione c’è la valutazione della possibilità, per la lavoratrice, di accorgersi della presenza delle larve durante la distribuzione dei pasti. Secondo quanto ricostruito nella sentenza, non era esigibile che l’addetta riuscisse a individuarle nelle condizioni in cui si presentavano.

Nella teglia interessata ne sarebbero state presenti non più di tre — due secondo la fotografia acquisita agli atti — mentre il numero complessivo sarebbe stato inferiore a dieci, probabilmente sette, su circa 16 chilogrammi di pasta distribuiti in due teglie. Le larve, inoltre, erano più piccole e sottili della pasta e il loro colore le rendeva difficili da distinguere dal sugo.

Il giudice ha ritenuto sensata anche la reazione della dipendente alla prima segnalazione, osservando che la somministrazione dei pasti era stata interrotta quasi subito. L’origine della contaminazione, inoltre, è rimasta ignota. Il Tribunale ha quindi accertato l’insussistenza del fatto contestato alla lavoratrice, disponendo l’annullamento del licenziamento e la reintegrazione.

Le conseguenze per le lavoratrici della mensa

La vicenda aveva avuto ripercussioni anche sulle condizioni di lavoro delle addette. Dopo che il Comune aveva dato alle famiglie la possibilità di scegliere il pranzo al sacco per i figli, il numero dei pasti serviti era diminuito. Le lavoratrici, già impiegate con contratti part-time molto ridotti, si erano così ritrovate con ulteriori tagli alle ore e turni comunicati giorno per giorno.

Il 27 marzo la Filcams aveva chiesto a Dussmann di ricorrere alla cassa integrazione. Di fronte al rifiuto dell’azienda di attivare gli ammortizzatori sociali, il sindacato aveva proclamato lo stato di agitazione l’8 aprile. La richiesta non aveva ricevuto risposta neppure durante il successivo incontro in Prefettura, il 22 aprile.

La soddisfazione della Filcams Cgil

«Prendiamo atto con soddisfazione della decisione del Tribunale», ha dichiarato Alberto Irone, segretario generale della Filcams Cgil di Treviso. «Poiché come sindacato siamo prudenti nel commentare le sentenze, tanto più quelle di primo grado, ci limitiamo a osservare che essa restituisce alla lavoratrice il posto di lavoro e conferma la necessità di quella cautela che avevamo chiesto fin dal primo momento».

Irone auspica che la decisione venga attuata «con serenità» e assicura che il sindacato continuerà a occuparsi delle addette alle mense di Roncade e dell’intera provincia, affinché «chi lavora in un servizio così delicato possa farlo con garanzie e rispetto».

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