Rivoluzione negli ospedali Più cure e meno ricoveri

La sanità del Veneto cambia volto e prova ad adeguarsi alle nuove dinamiche del welfare: allungamento della vita media della popolazione, riduzione progressiva delle risorse pubbliche disponibili, libera scelta dei pazienti nell’ambito dell’Unione europea. La riforma che si delinea dalle “schede di dotazione ospedaliera-territoriale” - approvate in mattinata dalla giunta di Luca Zaia dopo un anno di discussioni - privilegia decisamente la razionalizzazione rispetto ai temuti tagli lineari.
Punto di partenza è la limitazione dei ricoveri tramite il rafforzamento delle cure territoriali con la nascita degli ospedali di comunità e delle medicine di gruppo integrate per riavvicinare medici e pazienti.
Ma l’architrave del progetto è la rinnovata gerarchia degli ospedali, suddivisi in “hub” di riferimento europeo (le Aziende ospedaliere di Padova e Verona) con garanzia di risposta per le alte specialità, compiti di didattica e di ricerca; poli di riferimento provinciale - gli ospedali capoluogo di Mestre, Treviso, Vicenza, Belluno, Rovigo - e presìdi provinciali “spoke”, concepiti su un bacino assistenziale di circa 200 mila abitanti.
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